Biografia

Nel 1976, a 26 anni, viene eletto segretario provinciale del PCI di Alessandria. Nel 1988, è l'estensore- con Rinaldo Bontempi- del manifesto federalista del PCI piemontese, che propone una svolta federalistica nella linea di politica istituzionale del partito.

Migliorista, nel 1986 propone al Congresso del PCI di stabilire "rapporti anche organizzativi con i partiti dell'Internazionale Socialista". Proposta in un primo tempo respinta, poi accolta nei fatti con la svolta della Bolognina (1989).

Eletto senatore nel 1994, è membro della segreteria nazionale del PDS e poi dei DS. Nel 2001, propone al congresso dei DS di Pesaro una mozione di orientamento liberalsocialista, che sostiene l'urgenza di costruire un unitario partito riformista. In nettissima minoranza a Pesaro (10.000 voti, il 4%), questa posizione sarà poi accolta nei fatti nel 2007, quando nasce il Partito Democratico.

Collabora con Veltroni alla stesura del celebre discorso del Lingotto e redige poi il programma del neonato PD per le elezioni del 2008. Dopo queste elezioni, è il coordinatore del Governo ombra del Partito Democratico. Convinto sostenitore di Renzi alle primarie per la premiership del 2012 e al Congresso del 2013, nel 2014 diventa vice Ministro dell'Economia, con la competenza al Bilancio. Al recente congresso del PD ha sostenuto la candidatura di Roberto Giachetti.

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Album dei Ricordi

Inaugurazione di una Cooperativa Agricola con Giancarlo Pajetta 

alla Croce Verde di Alessandria con Felice Borgoglio

Convegno a Genova, il Primo a sinistra Prof. Pittaluga - al centro al microfono il Prof. Petroni

in Uzbekistan, nel 1978, all'epoca ero Segretario Provinciale del PCI.

La prima tessera da Senatore 1994

Alla Coce Rossa di Alessandria

Primo Manifesto Elettorale 1994

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Con mia sorella Grazia

Elezioni 1996 con Fabrizio Palenzona e Gianni Rivera

News
  • Si fa presto a dire riformismo! Ripensiamolo con la lente della storia | Fondazione PER

    28, Sep 2020

    Non bisogna dimenticare che il termine "reformer" fu coniato da Jeremy Bentham per designare quei movimenti che per realizzare il fine supremo della buona politica – “il massimo di felicità per il maggior numero possibile di individui” – combinavano il metodo del gradualismo dell’azione con il radicalismo dei valori e dei fini. I principi benthamiani si incardinarono nei movimenti per la riforma dell’ordinamento politico conservatore della Gran Bretagna e diedero vita al riformismo liberale e radicale del primo Ottocento, che proclamava di perseguire il progresso umano non attraverso la sovversione repentina e violenta dello Stato e delle sue istituzioni politiche, come avevano postulato i rivoluzionari in Francia, bensì per la via più lenta ma sicura di un costante miglioramento delle condizioni politiche e sociali, per garantire a tutti gli individui la piena partecipazione ai meccanismi decisionali del potere.
    Nel terribile crogiuolo della Grande Guerra la vittoria della concezione rivoluzionaria del socialismo in Russia avrebbe dato vita a un esperimento politico, che già immediatamente dopo la presa del Palazzo d’Inverno nel 1917 avrebbe manifestato la sua tragica deriva totalitaria, con la creazione di un regime del terrore, che rinnegava tutte le aspirazioni di democrazia e di libertà che fino ad allora avevano accompagnato l’affermazione del socialismo nel mondo: la dittatura del proletariato appariva già nel drammatico frangente della guerra civile uno stato di polizia sanguinario.
    Mentre il comunismo, nel successivo cinquantennio non sarebbe mai più uscito dalla sua spirale autoritaria in qualunque latitudine si affermasse, anche se non smarrì la sua forza attrattiva – basti pensare all’infatuazione filomaoista dei giovani del ’68 – l’evoluzione del riformismo fu segnata dall’emergere di contrasti e conflitti tra le sue varie anime – “moderati” e “radicali”, “minimalisti” e “massimalisti”, socialdemocratici e liberaldemocratici, “filocomunisti” e “anticomunisti”- alimentati da un lato dalla forza del mito della rivoluzione su tutti i movimenti di lotta e di protesta novecenteschi, e dall’altro per le ricorrenti difficoltà a “tosare” la pecora ben pasciuta del capitalismo, secondo la ben nota immagine di Olaf Palme, in una misura tale da essere riconosciuta e condivisa dai lavoratori.
    Se il mito della rivoluzione non aveva bisogno di “prove” per fare proseliti, il riformismo invece era costretto a misurarsi costantemente con la capacità effettiva di produrre cambiamenti sociali, di “produrre” più eguaglianza nella libertà, cioè di essere in grado di domare le forze distruttive del capitalismo e di orientare le sue immense capacità di sviluppare le forze produttive ad una sempre più efficace redistribuzione dei redditi.
    Per un secolo, tra i due “89” – quello della nascita della II Internazionale e quello della caduta del Muro e di Berlino, simbolo del collasso del comunismo – la storia politica del mondo intero è stata attraversata da questa polarizzazione tra riforme e rivoluzione, tra ortodossia e revisionismo che costituisce uno dei caratteri costitutivi del XX secolo e che solo dopo un tortuoso itinerario si è risolta nella consacrazione del riformismo come unico metodo in grado di promuovere i diritti dei ceti più deboli e di garantire la massima dilatazione sociale della democrazia liberale. Solo la fine del comunismo e del socialismo reale fa scomparire dallo spazio pubblico l’idea della rivoluzione e lascia sul campo il riformismo come unica arma a disposizione delle classi lavoratrici per dare esiti concreti al loro protagonismo sociale.
    L'articolo di Alberto De Bernardi per il Quaderno 13-2020 della Fondazione PER: “ALTRO CHE ‘MENO PEGGIO’. IL RIFORMISMO ALLA PROVA”.

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  • “ALTRO CHE ‘MENO PEGGIO’.

    27, Sep 2020

    “ALTRO CHE ‘MENO PEGGIO’. IL RIFORMISMO ALLA PROVA”.
    Fondazione PER presenta Il Quaderno 13-2020 con interventi di Alberto De Bernardi, Alessandro Maran, Paolo Segatti, Enrico Morando, Marco Campione, Carlo Fusaro, Giorgio Tonini, Luigi Marattin.
    Nel corso dell’estate 2020 si è sviluppato un dibattito politico surreale: una gran confusione tra riformismo e pragmatismo, fino al punto di ridurre il primo alla ricerca del “meno peggio“.
    Sarebbe opportuno costruire viceversa una analisi più sensata che, a partire dalle fondamenta storico-culturali del riformismo, sia capace di fare i conti con le novità emerse nel contesto politico globale e con le trasformazioni sociali che hanno rimescolato idee e aspirazioni degli elettorati.
    E poi serve finalmente mettere mano alle riforme necessarie: per esempio, in campo economico, scolastico e istituzionale.
    In questo quaderno la Fondazione PER offre scenari e proposte per il futuro dell’azione riformista.
    Le immagini sono di Karan Singh, artista e illustratore australiano, oggi residente ad Amsterdam.
    Qui il link al Quaderno: https://perfondazione.eu/.../altro-che-meno-peggio-il.../

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  • Domani intervengo a questo dibattito sulla pagina PD MILANO METROPOLITANA.

    23, Sep 2020

    Domani intervengo a questo dibattito sulla pagina PD MILANO METROPOLITANA.

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  • Il numero dei parlamentari? Troppo alto, ecco perché voto Sì | LibertàEguale

    11, Sep 2020

    di Enrico Morando Voto con tranquilla convinzione sì al referendum sulla riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari da 945 (630 deputati +315 senatori) a 600 (400 deputati e 200 senatori). Voto sì perché il numero dei parlamentari italiani è troppo alto (uno ogni 63.900 ....

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  • E-book | Fondazione PER

    23, Aug 2020

    Il futuro è della sinistra liberale
    il primo e-Book di Fondazione PER
    Se la lotta per la giustizia sociale e l’eguaglianza è la cifra distintiva della sinistra, la sinistra liberale e riformista è quella che ha imparato che il mercato regolato non è nemico dell’eguaglianza; che l’eguaglianza oggi non è tanto una questione di risorse economiche quanto di formazione e di accesso agli strumenti culturali, tra cui in primo piano le tecnologie digitali.
    È diffusa l’illusione del ritorno a un socialismo classico: ritorno alle nazionalizzazioni, all’eguaglianza intesa in senso tradizionale, a una base sociale costituita dai più poveri, alla diffidenza verso le imprese e perfino talvolta all’idea di un complotto dei ricchi.
    Questa è una posizione che respinge la società di oggi, invece di provare a cambiarla.
    La sinistra deve darsi un’agenda nuova, che sia un progetto di governo della società.
    I saggi compresi in questo volume raccontano la sinistra liberale e riformista: l’idea di sinistra, le necessarie scelte economiche, la coscienza storica europea, l’identità nazionale, la formazione, l’organizzazione politica.
    Ne scrivono:
    Alberto De Bernardi, Vittorio Ferla, Claudia Mancina, Roberto Maragliano, Enrico Morando, Tommaso Nannicini, Antonio Preiti, Michele Salvati.
    L’e-book “Il futuro è della sinistra liberale” è disponibile online sui principali portali.
    AMAZON
    IBS
    KOBO
    https://perfondazione.eu/e-book/

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  • 21, Aug 2020

    LE RAGIONI DI UN “SI” RIFORMISTA.

    Vale la pena spendersi per così poco? Non siamo, noi riformisti, quelli che hanno sempre sostenuto che “tutto si tiene“, in materia costituzionale, e che procedere per interventi chirurgici, uno ad uno, rischia di rompere un equilibrio senza sostituirlo con uno migliore?
    La mia risposta è che sì, la mera riduzione del numero dei parlamentari-lasciando intatto il bicameralismo perfetto- è certamente poca cosa. Ma il mutamento proposto dal SÌ al prossimo referendum costituzionale -per quanto limitato- è parte coerente di una strategia di riforma costituzionale che i riformisti sostengono da tempo, perché un Parlamento pletorico riduce il prestigio dello stesso agli occhi dei cittadini e ostacola l’efficienza del processo legislativo e l’efficacia dell’azione di sindacato sull’attività del governo.
    So bene che l’intenzione di chi -Lega e M5S- ha promosso questa riduzione del numero dei parlamentari non aveva nulla a che fare né con il prestigio del Parlamento -quello, i populisti, lo volevano “aprire come una scatoletta di tonno“, per buttarlo nel cestino della storia e far posto alla democrazia diretta dell’uno vale uno-, né con l’efficienza dell’attività parlamentare. Ma non credo che la consapevolezza delle pessime finalità dei proponenti possa spingere un coerente riformista a farsi paladino dello status quo (l’ennesima riforma costituzionale respinta dagli elettori), difendendo l’indifendibile (i parlamentari italiani sono effettivamente troppi).
    Yascha Mounk, nel suo “Popolo versus Democrazia”, illustra quella che considera “la più importante lezione” che i difensori della democrazia liberale debbono trarre dalla esperienza maturata nella lotta contro i populisti autoritari: i liberaldemocratici-scrive-“non sconfiggeranno i populisti finché continueranno a sembrare vincolati allo status quo”.
    Capisco il timore di dare fiato -votando SÌ- alla campagna populista contro le istituzioni della democrazia liberale: ma se c’erano delle ragioni sensate per sostenere -come abbiamo sempre sostenuto- che la “nostra“ riforma del Parlamento, per la costruzione di una vera democrazia liberale “decidente“, passava anche attraverso la riduzione del numero dei suoi membri, far vivere quelle stesse ragioni nella campagna per il SÌ sarà certamente più efficace, per combattere la propaganda del SÌ populista, di quanto sarebbe un voto NO che potrebbe risultare -proprio agli occhi degli elettori di orientamento riformista- contraddittoria rispetto alle nostre tradizionali posizioni di riforma costituzionale e, dunque, orientata ad una mera difesa dello status quo.
    L’esatto contrario di ciò che ci esorta a fare lo stesso Mounk : “Anche se non è necessario che emulino le soluzioni semplicistiche dei populisti, o che ne assecondino i peggiori valori, i difensori della democrazia liberale hanno urgente bisogno di sviluppare un piano ardimentoso per un futuro migliore“. Se di questo piano è parte -magari piccola, ma non trascurabile- la costruzione di un Parlamento con un minor numero di membri, non può bastare la cattiva intenzione di chi ha promosso questa riduzione a farci sostenere il contrario.
    Del resto, non è la prima volta che ci si trova di fronte al problema di distinguere tra intenzioni dei proponenti e merito della riforma e del quesito referendario: nel novembre del lontano 1987, sia la DC, sia il PCI, decisero di votare SÌ al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, malgrado la maggioranza di entrambi i partiti non condividesse le finalità e le intenzioni con cui il PSI e i Radicali l’avevano promosso. E solo chi non ha partecipato alla dura discussione interna che precedette quel voto (posso testimoniare per il PCI), può pensare che la decisione per il SÌ dipese solo da considerazioni di opportunismo elettoralistico.
    Leggo infine le obiezioni di quanti invocano ora la mancata approvazione di una legge elettorale proporzionale per giustificare il proprio NO ad una riforma costituzionale che, da parlamentari, hanno approvato. Confesso, in questo caso, di essere mosso da un giudizio che, con il quesito referendario in sé, non ha nulla a che fare: il ritorno ad una legge elettorale proporzionale-che consenta ad ogni partito di “andare da solo”- priva di fatto gli elettori del potere di decidere, con un unico voto, sia sulla rappresentanza, sia sul governo. Questa scelta discende direttamente non dallo stato di necessità che ha portato alla nascita del Governo giallorosso, ma da una strategia-l’alleanza organica tra PD e M5S-, che considero esiziale per la speranza stessa che il Paese possa conoscere, in futuro, il cambiamento che è necessario per evitare il declino. Per questo, se il Parlamento avesse concluso o robustamente avviato l’iter della legge elettorale proporzionale, il mio SÌ al referendum sarebbe stato a denti stretti, “malmostoso”. Il benvenuto “ritardo“ del Parlamento (che spero diventi ripudio definitivo), mi consente invece un SÌ più aperto e convinto.

    Enrico Morando

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Scritti e Interventi
ENRICO MORANDO, TESTA PENSANTE DI CUI LA SINISTRA LIBERALE EUROPEA NON PUO' FARE A MENO.
Questa pagina è un mio piccolo omaggio alla coerenza e alla lungimiranza di un grande amico, maestro di buona politica e compagno di tutte le battaglie per la riforma del mercato del lavoro e del welfare che ho combattuto nei miei dieci anni di lavoro in Senato – E il mio contributo alla sua elezione al Parlamento Europeo

Pietro Ichino.


Sono qui raccolti in ordine cronologico inverso, insieme ad alcune brevi note biografiche, i link a tutti gli scritti e interventi di Enrico Morando pubblicati su questo sito nell’arco degli ultimi undici anni, cui si aggiungeranno strada facendo i link ad altri suoi interventi nel corso della campagna elettorale per il Parlamento Europeo 2019, che si apre in questi giorni.
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Enrico Morando

NOTE BIOGRAFICHE – Nel 1976, a 26 anni, viene eletto segretario provinciale del PCI di Alessandria. Nel 1988, è l’estensore – con Rinaldo Bontempi – del manifesto federalista del PCI piemontese, che propone una svolta federalistica nella linea di politica istituzionale del partito.

Migliorista, nel 1986 propone al Congresso del PCI di stabilire “rapporti anche organizzativi con i partiti dell’Internazionale Socialista”. Proposta in un primo tempo respinta, poi accolta nei fatti con la svolta della Bolognina (1989).

Eletto senatore nel 1994, è membro della segreteria nazionale del PDS e poi dei DS. Nel 2001, propone al congresso dei DS di Pesaro una mozione di orientamento liberalsocialista, che sostiene l’urgenza di costruire un unitario partito riformista. In nettissima minoranza a Pesaro (10.000 voti, il 4%), questa posizione sarà poi accolta nei fatti nel 2007, quando nasce il Partito Democratico.

Collabora con Veltroni alla stesura del celebre discorso del Lingotto e redige poi il programma del neonato PD per le elezioni del 2008. Dopo queste elezioni, è il coordinatore del Governo ombra del Partito Democratico. Convinto sostenitore di Renzi alle primarie per la premiership del 2012 e al Congresso del 2013, nel 2014 diventa vice Ministro dell’Economia, con la competenza al Bilancio. Al recente congresso del PD ha sostenuto la candidatura di Roberto Giachetti.

Aggiungo a queste note tratte dal suo sito un’osservazione di cui sono testimone diretto: tutti coloro che hanno avuto a che fare con Enrico Morando, amici o avversari, concordano nel riconoscergli un grande rigore intellettuale e il rifiuto di qualsiasi faziosità, anche negli scontri più aspri.

Oggi è candidato al Parlamento Europeo nella lista Pd-Siamo Europei per il Nord-Ovest

Per dare un contributo alla campagna elettorale
di Enrico Morando, clicca qui

I SUOI INTERVENTI PUBBLICATI SU QUESTO SITO
NELL’ULTIMO DECENNIO

LA SCELTA “INDIPENDENTISTA” DI TUTTE LE OPPOSIZIONI E QUELLA EUROPEISTA DELLA MAGGIORANZA
Articolo di Enrico Morando e Giorgio Tonini pubblicato sul quotidiano il Foglio il 19 gennaio 2018

Il PD può e deve tendere a bipolarizzare il confronto elettorale: da una parte gli europeisti, capaci di collocare l’Italia nel concreto processo di costruzione della nuova sovranità europea; dall’altra gli “indipendentisti” o “sovranisti”, che puntano a un ritorno all’indietro rispetto al processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa

L’ETÀ DELL’ORO DELLE SOCIALDEMOCRAZIE: ALLE RADICI DELLA CRISI
Videoregistrazione a cura di Radio Radicale dell’incontro promosso da LibertàEguale a Roma (foto qui a sinistra), il 13 novembre 2018, presso la Fondazione Città Italia, sul tema L’età dell’oro delle socialdemocrazie: alle radici della crisi, in occasione della presentazione del libro La casa nella pineta – Segue la trascrizione dell’intervento

“[…] Nel libro di Pietro Ichino la storia del rapporto tra le due sinistre è un filo conduttore centrale: è la storia del conflitto tra la sinistra che coltiva l’antagonismo lavoro/impresa e quella che persegue invece l’obiettivo della massima possibile valorizzazione del lavoro attraverso l’impresa […]”

LE CONCLUSIONI ALL’ASSEMBLEA DI LIBERTÀEGUALE.
Testo integrale e sintesi del discorso conclusivo del Presidente di LibertàEguale Enrico Morando all’Assemblea annuale dell’Associazione svoltasi a Orvieto il 2 e 3 dicembre 2017

“Europa, alleanza con Macron e semipresidenzialismo: le nostre proposte per la campagna elettorale del 2018”

BILANCIO 2018 – 3. IN SENATO UN’OPPOSIZIONE TOTALMENTE PRIVA DI IDEE ALTERNATIVE
Replica del vice-ministro dell’Economia Enrico Morando al termine della discussione generale sul disegno di legge di bilancio, dal resoconto stenografico della sessione anti-meridiana del Senato del 30 novembre 2017

Né il Centro-destra, né il M5S, né Mdp e Sinistra Italiana, hanno proposto scelte diverse rispetto alle linee-portanti della politica economico-finanziaria proposta dal Governo: gli emendamenti presentati riguardano soltanto prelievi marginali in favore di questa o quella categoria o realtà locale

Enrico Morando in Senato, in veste di Vice-Ministro dell’Economia, nella XVII legislatura

UN’AGENDA PER LA NUOVA SINISTRA
Articolo di Enrico Morando, viceministro per l’Economia, pubblicato sul Foglio del 5 maggio 2017

Cosa può fare la gauche europea per non guardare all’indietro e farsi inghiottire dal populismo – Proporre una declinazione del globalismo attenta all’equilibrio tra meriti e bisogni – Mettersi, credendoci per davvero, alla guida di una Europa più unita

UNA STRATEGIA PER LE RIFORME, DOPO IL DISASTRO DEL 4 DICEMBRE
Conclusioni del seminario aperto della Presidenza di LibertàEguale svoltosi a Roma il 10 febbraio 2017

Le linee di un rilancio possibile della strategia di adeguamento strutturale del nostro paese alle sfide dell’integrazione europea e di una globalizzazione con la quale dovremo comunque fare i conti

MOZIONE RENZI: UN PROGRAMMA INCENTRATO SULLA COSTRUZIONE DELLA NUOVA UNIONE EUROPEA
Articolo di Enrico Morando per la presentazione della mozione congressuale di Matteo Renzi, pubblicato anche sul sito idemlab.org, marzo 2017

Primarie ed elezione diretta del presidente ue, competenza (e bilancio) ue su difesa, immigrazione e confini esterni, ricerca e contrasto alla disoccupazione non strutturale, politiche nazionali centrate sull’obiettivo dell’integrazione continentale: qui sta il discrimine fondamentale

IL PD E L’AGENDA MONTI
Documento predisposto da Pietro Ichino ed Enrico Morando per l’assemblea aperta su Il PD e l’Agenda Monti del 29 settembre 2012

Un memorandum sugli impegni che riteniamo debbano caratterizzare il programma elettorale del pd per le prossime elezioni, in continuità con la strategia europea del governo che il pd stesso sta sostenendo in questo ultimo tratto della legislatura, ma anche con alcune rilevanti integrazioni

CHE COS’È LA SPENDING REVIEW
Articolo di Enrico Morando, capogruppo Pd alla Commissione Bilancio del Senato, pubblicato su Europa il 7 luglio 2012

Non è l’operazione che si compie una tantum, per superare una crisi con una tirata di cinghia, ma un metodo di governo da applicare sempre, giorno per giorno, senza mai dare per scontato che ciò che si è stanziato una volta debba rimanere stanziato per virtù propria

RISOLTA LA QUESTIONE DEI RITARDI DI PAGAMENTO DEI DEBITI STATALI VERSO LE IMPRESE
Dichiarazione di voto di Enrico Morando per il Gruppo Pd al Senato, nella seduta pomeridiana del 4 luglio 2012, sulla legge di conversione del decreto-legge n. 3284-B, recante  “Razionalizzazione della spesa pubblica”

Una norma introdotta dal senato nel disegno di legge del governo consente al creditore di ottenere la certificazione del credito stesso in funzione dell’anticipazione bancaria e della compensazione con il debito fiscale

Enrico Morando e Giorgio Tonini, ispiratori della politica economica del Pd negli anni della segreteria Veltroni

A CHE PUNTO È LA NOTTE
Intervento di Enrico Morando svolto  al Senato nella seduta antimeridiana del 26 aprile 2012

Perchè in Italia oggi non ha senso la contrapposizione tra “rigoristi” e “sviluppisti” – Il “sentiero stretto” per uscire dalla crisi

TANTE COSE BUONE NELLA RIFORMA DEL LAVORO, MA UN ERRORE C’È STATO
Articolo di Enrico Morando pubblicato su l’Unità il 11 aprile 2012

La scelta di applicare fin da subito la nuova disciplina dei licenziamenti a tutti i lavoratori, compresi i vecchi dipendenti regolari a tempo indeterminato, ha inevitabilmente prodotto una riduzione dell’incisività dei contenuti della riforma rispetto al disegno più ambizioso iniziale

SE MONTI CE LA FA LA LEGA FALLISCE (E VICEVERSA)
Intervento di Enrico Morando estratto dal resoconto stenografico della sessione del Senato del 22 dicembre 2011

Perché il partito di Bossi punta al default del debito italiano e, simmetricamente, perché il Pd deve considerare questo Governo di salvezza nazionale come il laboratorio dal quale far emergere la propria nuova identità politica

IL DIBATTITO IN SENATO SUL DECRETO DI FERRAGOSTO
Interventi di Enrico Morando, Maurizio Castro, Nicola Rossi e Franco Marini, estratti dal resoconto stenografico delle sessioni del Senato del 6 e 7 settembre 2011, nelle quali si è svolto il dibattito sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138

Due interventi sui difetti generali della manovra-bis con cui il Governo intende rispondere alla crisi finanziaria e due interventi sulla contestatissima norma in materia di diritto sindacale e del lavoro

COSTRUIRE L’ALTERNATIVA SU PROGRAMMI INCISIVI, NON SU SANTE ALLEANZE
Articolo di Enrico Morando, pubblicato su il Foglio il 4 marzo 2011

L’alternativa al Governo Berlusconi non si costruisce mettendo in piedi “sante alleanze” che vanno da fini a vendola, ma puntando su pochi punti programmatici precisi

RICETTE PER TORNARE A CRESCERE 
Interviste a Pietro Ichino ed Enrico Morando, a cura di Antonino Leone, pubblicate on line nel n. 2 di Sistemi @ Impresa, febbraio 2011

Le proposte del movimento democratico sul terreno dell’economia e delle relazioni industriali per rimettere in moto l’Italia

PER UN PROGRAMMA DEI DEMOCRATICI SULLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
Documento redatto da Pietro Ichino ed Enrico Morando, presentato dal Movimento Democratico come contributo all’assemblea programmatica del Partito Democratico svoltasi a Roma il 4 e 5 febbraio 2011

Al collasso della “riforma Brunetta” occorre rispondere con un rilancio deciso delle parole d’ordine della trasparenza, valutazione indipendente, benchmarking spending review, clamorosamente disattese dal Governo,  e concentrare tutte le risorse su tre obiettivi prioritari

MORANDO: LE RIFORME DI CUI L’ECONOMIA ITALIANA HA BISOGNO
Intervento in Senato di Enrico Morando nella discussione sul Progetto di programma nazionale di riforma per l’attuazione della Strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva – Europa 2020 – Seduta antimeridiana del 10 novembre 2010

Il dualismo del mercato del lavoro affossa le capacità competitive del sistema, oltre a provocare quella tragica ineguaglianza e ingiustizia sociale che ben conosciamo

DOBBIAMO SAPER ANDARE ALLA RADICE DEL MALE OSCURO DI CUI SOFFRE L’ECONOMIA ITALIANA
Intervento del senatore Enrico Morando all’Assemblea nazionale del Partito Democratico – Roma, 21 maggio 2010

Una manovra emergenziale, di misure temporanee, come quella cui si accinge il governo, rischia di solo accelerare il collasso – il pd deve battersi per riforme strutturali nei campi decisivi della p.a. e della spesa pubblica, del fisco e dell’apertura dei mercati chiusi – occorre un piano triennale per il rilancio della competitività e della qualità sociale dello sviluppo

Amici e avversari concordano nel riconoscere a Enrico Morando (qui in una foto del 2010) un grande rigore intellettuale e il rifiuto di qualsiasi faziosità

GLI INTERVENTI DEI SENATORI PD NEL DIBATTITO SUL COLLEGATO-LAVORO ALLA FINANZIARIA 2010
Testi tratti dal resoconto stenografico della seduta pomeridiana del Senato del 3 marzo 2010, nella quale si è svolta la discussione del d.d.l. n. 1167-B  in quarta lettura

Gli interventi di Pietro Ichino, Enrico Morando e Tiziano Treu e il dibattito con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e con il relatore del d.d.l. n. 1167-b, Maurizio Castro: le nuove norme sull’arbitrato per equità nelle controversie di lavoro sono incostituzionali e lesive dei diritti dei lavoratori

IL DISEGNO DI LEGGE PER LA DETASSAZIONE SELETTIVA DEI REDDITI DI LAVORO DELLE DONNE
Testo del disegno di legge n. 2102 presentato al Senato dai senatori Enrico Morando, Pietro Ichino, Paolo Nerozzi e altri il 28 aprile 2010

Una “azione positiva” incisiva per l’aumento del tasso di occupazione femminile italiano, ancora lontano dall’”obiettivo di Lisbona” del 60% – Alla misura fiscale si aggiunge, per la prima volta, un esperimento condotto secondo un rigoroso metodo scientifico, per misurare con precisione gli effetti dell’incentivo economico

IL CONTRIBUTO PER IL CONGRESSO DEL PD 2009
Documento politico di Enrico Morandosettembre 2009

L’imminente Convenzione nazionale del PD è chiamata a scegliere leader e linea politica del partito, dopo la convulsa fase della sua costituzione (ottobre 2007), della sconfitta elettorale e del primo anno di opposizione al Governo di centro-destra. In questo documento Enrico Morando – senatore del Pd – riassume, dal suo punto di vista, i termini essenziali del confronto. Con i primi cinque punti (la nuova alleanza tra merito e bisogni; partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria; partito aperto, degli iscritti e degli elettori; un nuovo internazionalismo democratico; una scelta chiara tra linee alternative) egli si propone di illustrare i cardini del posizionamento politico – funzione, natura e linea politica – che ritiene preferibile per il Pd. La seconda parte del documento non ha la pretesa di essere un programma di governo: sono solo degli esempi, per orientare la discussione congressuale e mostrare all’opera i principi illustrati nella prima parte.

Elezioni Europee 2019

L’Europa

più unita è il fondamento razionale delle nostre speranze:vivere in un mondo sicuro della pace, sostenibile sotto il profiloambientale, economico, sociale.

L’Europa più unita è anche uno strumento essenziale per asciugare le fonti delle nostre paure: il terrorismo fondamentalista islamico, la disoccupazione tecnologica, il riscaldamento globale, l’immigrazione non governata.

Una più forte integrazione tra i Paesi dell’Area Euro è la condizione per essere protagonisti, alla pari con gli

USA e la CINA, di nuove forme di Governo Globale. Noi europei abbiamo la potenza culturale,economica e sociale necessarie.

Ma c’è un deficit di volontà politica che solo gli elettori, il 26 maggio prossimo, possono annullare.

 

Bilancio dell'Area Euro. Subito

Draghi (Presidente BCE): “Una politica di bilancio adatta può aiutare non solo la ripresa, ma anche sulla questione dei surplus esterni”. In poche parole: una spesa pubblica più elevata per investimenti farebbe comodo a tutti:un po’ più di inflazione, un’economiapiù vivace. Raccomandazione che vale, nell’Area Euro, in particolare per la Germania. Per gli altri Paesi, tra cui l’Italia, la spesa pubblica aggiuntiva per gli investimenti può venire anche dal bilancio dell’Area Euro. Francia

e Germania sono d’accordo (vertice
di Meseberg). Il Governo italiano, in Europa, o non dice e non fa nulla,
o parla d’altro. Un comportamento autolesionista. Il bilancio dell’Area Euro è il primo, realistico obiettivo del PD

Brexit e Lega-M5S:
dopo gli applausi, il silenzio

Non si contano gli esponenti leghisti e grillini che gridavano urràall’idea della Brexit, festeggiavano per il referendum inglese e dichiaravano che gli italiani avrebbero dovuto seguirne l’esempio. Oggi -mentre il Regno Unito rischia il collasso e si ha la prova che nessuno dei sostenitori della Brexit aveva un piano per gestirla- sperano in silenzio che gli italiani non ricordino le loro manifestazioni di irresponsabile entusiasmo.

Energia: Enea, sui condomini possibile 1milione di interventi con risparmi fino al 60%.

Gli ecobonus del 70% e del 75% e i nuovi meccanismi previsti dalla legge di bilancio per incentivare la riqualificazione energetica dei condomini possono attivare già da quest’anno ingenti investimenti, con benefici per il rilancio della filiera edilizia e dell’occupazione e per ridurre i consumi fino a 60% del totale.

“Moltissimi cittadini vivono in grandi condomini costruiti negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 nelle periferie, senza nessuna attenzione agli aspetti energetici:su questi immobili non sono mai stati fatti interventi diefficientamento che invece potrebbero far risparmiare fino al 60%dei consumi” ha sottolineato il presidente Testa.

“I nuovi meccanismi introdotti dalla manovra finanziaria consentono a tutti, anche a coloro che non hanno capienza fiscale sufficienteo che ritengono di non essere in grado di utilizzarle, di cedere le detrazioni a chi decide di farsi carico degli interventi. Si capisce, quindi, la valenza energetica ambientale ed anche sociale di questostrumento su edifici e quartieri che sono spesso fra i più degradatidel Paese”. “I nuovi meccanismi e la circolare dell’Agenzia delle entrate in uscita aprono nuovi spazi per la cedibilità degli ecobonus, nel rispetto delle regole europee di bilancio e consentono di far decollare gli interventi più volte sollecitati da settori importanti della nostra economia” ha dichiarato il viceministro Morando.

 

VIVA CAVOUR E LA TORINO –LIONE

Il governo gialloverde cerca di bloccare la realizzazione della nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione.

Il Ministro competente (?) Toninelli si è chiesto perché mai si debba andare da Torino a Lione.
Nel 1846, Cavour aveva una risposta chiara: “...sotto il profilo commerciale, l’Italia può riporre grandi speranze
nelle ferrovie...

Facendo in qualche modo svanire la barriera delle Alpi che la dividono dal resto dell’Europa e che risultano
così difficili da attraversare...”.

L’area economica integrata cheva da Trieste a Lione ha generato, nel 2016, un Pil più grande dell’intera Spagna. Più grande della somma di Baviera e Baden Württemberg. Più grande di due Polonie.

Una volta e mezza i Paesi Bassi. Ad ovest, però, questa area ha un problema di integrazione:la mobilità attraverso le Alpi è del tutto insufficiente.

Fonte foto e testo T orino T oday - 04 marzo 2019

È Sergio Chiamparino il primo che Nicola Zingaretti ha voluto incontrare da neo segretario del Partito Democratico. Lo ha voluto fare perché il presidente della Regione Piemonte sono mesi che si sta battendo in prima linea contro il blocco dei lavori per la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione.

Ho lavorato con Enrico Morando, quando siamo stati assieme al MEF, come ministro e come vice ministro. Enrico aveva una delega chiave, si occupava del Bilancio. In questo compito èstato prezioso. Per collegare la generale strategia di definizione del bilancio con la sua traduzione in provvedimenti specifici e per la difficile gestione del dibattito parlamentare. Compitoche richiede non solo conoscenza profonda delle procedure ma anche grande sensibilità politica e capacità di mediazione.Enrico è stato molto efficace in tutti gli argomenti che venivanoanalizzati nella vita del MEF. Mi sono sempre avvalso dei suoi suggerimenti, anche quando, a volte, non li condividevo del tutto. La sua capacità di coniugare tecnica, competenza legislativa, analisi economica e sensibilità politica saranno ancora più utili quando, come mi auguro, Enrico porterà la voce del paese nel Parlamento Europeo.

Pier Carlo Padoan

Sono Vittorio Gifra e nel gennaio 2017 ero tra gli esuberi della Cementir Italia di Arquata Scrivia. Ricordo che grazie all’intervento dell’allora vice ministro dell’economia Enrico Morando fummo tutti ricollocati nel Terzo Valico, evitando la perdita del posto di lavoro. Sarò sempre riconoscente ad Enrico per averci aiutato in un momento così cruciale edifficile.

Vittorio Gifra

Nel 1976, a 26 anni, Enrico Morando viene eletto segretario provinciale del PCI di Alessandria. Nel 1988, è l’estensore
-con Rinaldo Bontempi- del manifesto federalista del PCI piemontese, che propone una svolta federalistica nella linea di politica istituzionale del partito. Migliorista, nel 1986 propone al Congresso del PCI di stabilire “rapporti anche organizzativi con i partiti dell’Internazionale Socialista”. Proposta in un primo tempo respinta, poi accolta nei fatti con la svolta della Bolognina (1989). Eletto senatore nel 1994, è membro della segreteria nazionale del PDS e poi dei DS. Nel 2001, propone al congresso dei DS di Pesaro una mozione di orientamento liberalsocialista, che sostiene l’urgenza di costruire un unitario partito riformista. In nettissima minoranza a Pesaro (10.000 voti, il 4%), questa posizione sarà poi accolta nei fatti nel 2007, quando nasce il Partito Democratico. Collabora con Veltroni alla stesura del celebre discorso del Lingotto e redige poi il programma del neonato PD per le elezioni del 2008. Dopo queste elezioni, è il coordinatore del Governo ombra del Partito Democratico. Convinto sostenitore di Renzi, alle primarie per la premiership del 2012 e al Congresso del 2013, nel 2014 diventa vice Ministro dell’Economia, con la competenza al Bilancio. Al recente congresso del PD ha sostenuto la candidatura di Roberto Giachetti.

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