Biografia

Nel 1976, a 26 anni, viene eletto segretario provinciale del PCI di Alessandria. Nel 1988, è l'estensore- con Rinaldo Bontempi- del manifesto federalista del PCI piemontese, che propone una svolta federalistica nella linea di politica istituzionale del partito.

Migliorista, nel 1986 propone al Congresso del PCI di stabilire "rapporti anche organizzativi con i partiti dell'Internazionale Socialista". Proposta in un primo tempo respinta, poi accolta nei fatti con la svolta della Bolognina (1989).

Eletto senatore nel 1994, è membro della segreteria nazionale del PDS e poi dei DS. Nel 2001, propone al congresso dei DS di Pesaro una mozione di orientamento liberalsocialista, che sostiene l'urgenza di costruire un unitario partito riformista. In nettissima minoranza a Pesaro (10.000 voti, il 4%), questa posizione sarà poi accolta nei fatti nel 2007, quando nasce il Partito Democratico.

Collabora con Veltroni alla stesura del celebre discorso del Lingotto e redige poi il programma del neonato PD per le elezioni del 2008. Dopo queste elezioni, è il coordinatore del Governo ombra del Partito Democratico. Convinto sostenitore di Renzi alle primarie per la premiership del 2012 e al Congresso del 2013, nel 2014 diventa vice Ministro dell'Economia, con la competenza al Bilancio. Al recente congresso del PD ha sostenuto la candidatura di Roberto Giachetti.

.

Album dei Ricordi

Inaugurazione di una Cooperativa Agricola con Giancarlo Pajetta 

alla Croce Verde di Alessandria con Felice Borgoglio

Convegno a Genova, il Primo a sinistra Prof. Pittaluga - al centro al microfono il Prof. Petroni

in Uzbekistan, nel 1978, all'epoca ero Segretario Provinciale del PCI.

La prima tessera da Senatore 1994

Alla Coce Rossa di Alessandria

Primo Manifesto Elettorale 1994

.

Con mia sorella Grazia

Elezioni 1996 con Fabrizio Palenzona e Gianni Rivera

News
  • Piccoli passi o progetto organico? Un dibattito aperto sulle riforme istituzionali | Fondazione PER

    21, Nov 2020

    Bicameralismo, governo, autonomie. Sotto i colpi della pandemia, il dibattito sulle riforme costituzionali sembra rinviato. Ma il paese ha un bisogno urgente di cambiamento.
    Fondazione PER presenta il quaderno dal titolo: “Piccoli passi o progetto organico? Un dibattito aperto sulle riforme istituzionali”.
    Con interventi di: Ida Nicotra, Salvatore Curreri, Stefano Ceccanti, Marco Di Maio, Enrico Morando, Alberto De Bernardi, Carlo Fusaro
    https://perfondazione.eu/.../piccoli-passi-o-progetto.../

    Di Più…...
  • 13, Nov 2020

    CONTRO IL PROPORZIONALE
    “ Ogni voto deve essere contato“. Lo abbiamo sentito ripetere centinaia di volte durante le ore e i giorni dell’estenuante scrutinio delle schede delle presidenziali americane. E ogni volta -non solo quando i conteggi parziali erano a favore di Trump, ma anche dopo, quando la cavalleria amica dei voti anticipati e di quelli per posta era in procinto di arrivare- abbiamo pensato: “ È ovvio. Ci mancherebbe non fosse così…“.
    Sulle ovvietà -quando sono veramente tali- non si perde tempo a riflettere. In questo caso, però, non è inutile chiederci perché ogni voto deve essere contato, quale che sia stata la sua forma di espressione (purché legittima). La risposta è persino più ovvia della domanda: perché -Stato per Stato- ogni voto poteva risultare decisivo per assegnare all’uno o all’altro i grandi elettori dello Stato stesso e, dunque, contribuire in modo determinante a decidere chi, tra i candidati, dovesse diventare Presidente degli Stati Uniti d’America.
    In sostanza, ogni voto deve essere contato, per la buona ragione che ogni voto conta.
    É la straordinaria potenza mobilitatrice di questa banale verità -ogni singolo elettore poteva effettivamente decidere con il suo voto individuale e segreto chi, tra Trump e Biden, doveva diventare il 46º Presidente-, che spiega perché un numero senza precedenti di cittadini americani ha deciso che doveva essere della partita, doveva partecipare. Certo, l’esasperata polarizzazione del conflitto politico interno -portata al parossismo da Trump e dall’acritico accomodamento del GOP alla sua cultura politica, ai suoi metodi e al suo estremismo-, ha creato l’ambiente nel quale ogni cittadino ha sentito “il dovere“ di andare a votare, quasi che non farlo equivalesse ad una diserzione di fronte all’incombere del nemico. Ma la regola politico-istituzionale che ha consentito agli attivisti di ognuna delle due parti di sollecitare con tanto successo alla partecipazione elettorale è stata l’ovvietà da cui siamo partiti: “Vieni a votare perché è vero che il tuo voto conta, decide. E il sistema garantisce che sarà contato”.
    Se il sistema politico-istituzionale è organizzato in modo tale da mettere nelle mani del cittadino elettore il potere effettivo di decidere -con il suo voto individuale e segreto- sia sulla rappresentanza (la composizione del Parlamento), sia sulla formazione del Governo, una buona base di partecipazione al voto è comunque assicurata. La qualità dell’offerta politica, la forza (o la debolezza) delle leadership individuali e collettive che si confrontano, il loro carattere più o meno divisivo, la profondità dei problemi aperti nel Paese e la qualità delle soluzioni prospettate dai contendenti, l’incertezza o meno dell’esito, potranno aggiungere qualcosa (a volte, come in questo caso negli Stati Uniti, anche molto). Ma un “buon” risultato democratico, legittimante per il vincitore, sarà stato comunque raggiunto.
    Non è così quando il sistema politico-costituzionale riconosce al cittadino elettore solo il potere di assegnare ai numerosi partiti in campo -ciascuno con la sua proposta di leadership e di programma- le carte con cui presentarsi al tavolo (il Parlamento) dove si gioca la partita decisiva sulla formazione del nuovo Governo. Quando, in poche parole, si usa un sistema elettorale proporzionale (per corretto che sia da clausole di sbarramento, di solito -almeno in Italia- alte nei disegni di legge e basse nelle leggi effettivamente approvate). Il voto, in questo caso, è sempre individuale e segreto, ma è meno “potente“, perché di fatto privo della capacità di decidere immediatamente (cioè, in modo non mediato dai partiti che lo usano e lo interpretano), sul Governo.
    Un indebolimento del voto che -anche quando non induce all’astensione (se la sbrighino “loro“, io non centro)- incoraggia ad usarlo per la protesta e l’insulto, che tutti accomuna (la V grande e rossa che campeggia nel simbolo del M5S). È vero che il principio di realtà vuole poi la sua parte, per cui capita che il principale partito italiano alle elezioni politiche del 2018 sia impegnato da un anno -nella sua azione di governo col PD - a fare il contrario di ciò che era previsto dal suo programma elettorale. Nella specifica contingenza italiana, meglio così: grazie a questo brusco mutamento di posizione politica abbiamo evitato di rompere con i nostri partner europei e contribuito ad aprire la strada verso quella capacità fiscale dell’Area euro, che i due partiti vincitori delle elezioni del 2018 proponevano di abbandonare (“recuperare sovranità monetaria“: così Lega e M5S nei loro programmi). Ma è difficile pensare che la credibilità della politica come tale ne sia uscita rafforzata, agli occhi dei cittadini che in due anni hanno visto formarsi, con lo stesso Presidente, due governi, uno con la destra e l’altro con la sinistra; e ben 110 parlamentari (110 in due anni) cambiare casacca politica.
    Le elezioni regionali e comunali che si sono susseguite dopo il 2018, hanno confermato che anche i cittadini italiani -quando sono messi in grado di decidere col voto sulla formazione del Governo- ragionano sulla qualità della leadership e dei programmi, oltre che sulla performance dei governi uscenti, e decidono per un campo o per l’altro, lungo il tradizionale bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra. Ed è facile prevedere che altrettanto avverrà nelle grandi città chiamate al voto nella primavera prossima.
    Ecco perché credo che sia un gravissimo errore -non soltanto per il PD e i riformisti impegnati nella difficile azione di governo con il M5S, ma per il Paese- l’approvazione di una nuova legge elettorale proporzionale. Non si tratta (solo) di mantenere una coerenza rispetto al voto plebiscitario degli italiani a favore del maggioritario… Per quanto, il totale rovesciamento dell’esito di un referendum non sia mai una buona cura per la grave malattia di disaffezione degli italiani dalla Politica e dai suoi interpreti (o vale solo per il referendum sul finanziamento pubblico dei partiti?). Né della fedeltà a principi astratti (in questo caso, il maggioritario), che trasforma “la politica in speculazione, ricerca filosofica, dottrina“ (Bettini Il Foglio 21-8-20). Si tratta del Paese e della sua drammatica esigenza di stabilità e di cambiamento.
    Stabilità e cambiamento: non è una contraddizione. Il Paese ha bisogno di stabilità, perché vive una esperienza drammatica, “per le decine di migliaia di persone morte, per i ragazzi che non vanno a scuola, per le persone che perdono il lavoro e per le imprese che chiudono, per il grande debito che stiamo contraendo” (Veltroni la Repubblica 10-11-20). Dunque, per la stessa ragione per cui è giusto rivendicare la bontà della scelta che ha portato il PD a far nascere l’attuale Governo e affermare ora l’esigenza che questo Governo conduca il Paese fino all’esito naturale della legislatura, perché questa è l’unica stabilità oggi possibile…, per questa stessa ragione è almeno altrettanto giusto rivendicare per il Paese, per la prossima legislatura, una stabilità qualitativamente più elevata: quella che può nascere da un voto degli italiani che sia in grado di fornire piena legittimità politica ad un Governo che, guidato dal leader del partito o della coalizione vincente, possa credibilmente proporsi di durare per tutta la legislatura, attuando il programma presentato agli elettori prima del voto.
    Ora, se è vero che non esiste sistema elettorale maggioritario che sia infallibilmente in grado di garantire questo tipo di “stabilità decidente“, è almeno altrettanto vero che, per definizione, le deboli coalizioni che nascono non prima, ma dopo il voto (dopo che, per dirla con Bettini, i partiti avranno avuto “la possibilità di esprimere pienamente di fronte agli elettori le loro caratteristiche“, predisponendosi “dopo il risultato elettorale, ad un compromesso di coalizione“), non sono neppure in grado di prometterla credibilmente.
    Il Paese ha bisogno anche di cambiamento: nessuno dei problemi che ne affaticano il cammino -dalla mancata crescita economica all’accentuarsi della disuguaglianza; dal cattivo funzionamento della PA al deficit di formazione del capitale umano; dal divario centronord-sud all’eccesso di pressione fiscale sui produttori; dall’ingigantirsi del debito pubblico all’incapacità dello Stato di realizzare gli investimenti infrastrutturali che pure programma e finanzia- è nato con la pandemia, che li accentua e li aggrava tutti, fino a mettere a rischio la tenuta del Paese.
    È inutile farsi illusioni: nessuno di questi fondamentali fattori di difficoltà potrà essere rimosso senza un progetto di cambiamento molto radicale, messo a base di una lunga stagione di governo riformista. Ma nè l’uno, nè l’altra potranno mai essere prodotti dai “contratti“ faticosamente conclusi, dopo il voto, da partiti che decidono di dar vita al governo dopo essersi duramente contrastati nel corso della campagna elettorale. A partire dalla guida del governo -certamente “altra“ rispetto a quelle avanzate da ogni singolo partito (magari col nome scritto addirittura nel simbolo)-, per finire al programma (risultato di una somma tra scelte incompatibili -modello giallo verde-, o di una sottrazione: si tolgono tutte le misure “bandiera“ di ciascuno dei partiti che entrano nella coalizione), non potrà che trattarsi di governi strutturalmente deboli, con orizzonte temporale di breve termine e, per ciò stesso, incapaci sia di progettare, sia di realizzare il cambiamento necessario.
    Già sento il coro di obiezioni: “non sempre, col proporzionale, le cose vanno così male. Guarda la Germania: quello cui lavoriamo è proprio il sistema tedesco“. Guardiamola, allora, questa Germania: legge elettorale proporzionale con sbarramento al 5%. In Italia faremo altrettanto? Col voto determinante (per approvare la nuova legge elettorale e per continuare a tenere in vita il Governo) di partiti che non hanno nessuna credibile speranza di raggiungere questa soglia? Non sembra probabile, ma proseguiamo: membri del Parlamento in numero variabile, perché nei collegi uninominali il primo classificato viene sempre eletto, sicché il riproporzionamento avviene aumentando i seggi da assegnare a liste bloccate nazionali? Noi abbiamo appena fissato -con tanto di referendum- i numeri di Camera e Senato. Dunque, sul punto, non possiamo copiare la Germania. Non si tratta di un aspetto decisivo? Sia pure, ma si riconosca che in questo modo ci si allontana dal modello; che poi abbandoniamo definitivamente quando siamo costretti a prendere atto che non ci sono le condizioni per introdurre, cambiando la Costituzione, la sfiducia costruttiva. E, soprattutto, quando prendiamo atto che non è in vigore, in Italia, una convenzione costituzionale-cruciale per il sistema tedesco-, secondo la quale il leader del maggiore partito della coalizione -proposto agli elettori come candidato cancelliere- è automaticamente il capo del nuovo governo. Una regola che non ammette eccezioni e che è posta a presidio anche dell’asse del programma di governo. Esso è certamente frutto di un minuzioso accordo tra le forze della coalizione, ma si costruisce attorno al posizionamento ideale e programmatico della leadership legittimata dal voto e accettata da tutta la coalizione.
    Morale della favola: l’Italia non è la Germania, e il proporzionale che si può tornare ad avere in Italia non assomiglia, neppure alla lontana, al modello tedesco.
    I sostenitori della svolta (a rigore, sarebbe meglio chiamarla inversione) verso il proporzionale hanno però in serbo l’argomento che tutti li sovrasta: torniamo al proporzionale, altrimenti vince Salvini. Lo ha sostenuto, in contraddittorio con Claudia Mancina, Goffredo Bettini: “Il realismo politico è prendere atto che si può perdere? Sì : quando non è in gioco la natura democratica del Paese. A quel punto una questione prevale su tutto… Questo va fatto anche in condizioni quasi impossibili“. Eccolo, l’orco cattivo. Che giustifica ogni soluzione -compresa quella di cambiare con maggioranze ristrettissime, per l’ennesima volta, il sistema elettorale- sia capace di impedirne la presa del potere: con regole elettorali maggioritarie vince Salvini. Dunque, cambiamole, tornando al proporzionale.
    Ripeto: l’Italia governata da Salvini ha corso -e continuerebbe a correre domani- rischi enormi. E i rapporti di forza -attuali e prevedibili nel medio tempo- all’interno del centro-destra attestano la sua egemonia nella coalizione Lega-Fratelli d’Italia-Forza Italia, che, ad oggi, ha elevate probabilità di risultare maggioritaria.
    Questa consapevolezza non mi induce a ritenere né giusta, né utile una iniziativa dell’attuale maggioranza di governo per cambiare -unilateralmente-le regole del gioco. Un po’ perché credo che sia un approccio da rifiutare in via di principio. Un po’ perché i tentativi in extremis di cambiare la legge elettorale per impedire la vittoria dell’avversario hanno sempre portato chi li ha compiuti alla sconfitta. E un po’ (di più) perché penso che questo tentativo costituisca il miglior viatico… per la vittoria di Salvini. Vediamo rapidamente perché.
    Il primo vantaggio, non particolarmente grande, ma significativo, verrà a Salvini dal farsi difensore -da subito, già nei giorni della discussione parlamentare sulla legge per il ritorno al proporzionale- della acquisita abitudine degli italiani a votare per il governo, oltre che per eleggere la rappresentanza: Sindaci e Presidenti di Regione, da quasi 30 anni. Ma anche Presidente del Consiglio: c’è qualcuno che pensa che i Presidenti della Repubblica pro-tempore avrebbero potuto incaricare di formare il governo qualcuno diverso da Berlusconi nel 1994, da Prodi nel 1996, da Berlusconi nel 2001, da Prodi nel 2006, da Berlusconi nel 2013…? Salvini avrebbe un terreno fertile dove seminare la sua protesta contro lo scippo del potere del “popolo“ di decidere col voto chi governa.
    Il secondo vantaggio è quello che gli risparmia la fatica di decidere, prima del voto, sulla leadership del centro-destra: potrà proporre come cosa ovvia, lui sì, la soluzione “tedesca“-ognuno presenta agli elettori il suo candidato Presidente del Consiglio: chi avrà più voti e più seggi, sarà capo del governo- e avrà la ragionevole certezza che sarà lui la personalità indicata all’inquilino del Colle per l’incarico di formare il governo.
    Il terzo e più importante vantaggio deriva dal secondo: se prima del voto il centro-destra designasse Salvini come proprio leader e candidato Presidente del Consiglio -e qualsiasi sistema anche blandamente maggioritario lo obbligherebbe a farlo, pena una drastica caduta di credibilità e di appetibilità elettorale-, le chances di vittoria elettorale del centrodestra si ridurrebbero drasticamente. Salvini e la sua Lega sono molto forti, ma sono e restano -malgrado i tentativi di Giorgetti di mascherare questa cruda realtà-, forze estremiste e antisistema, in particolare in tema di rapporto con l’Unione Europea e l’accelerazione finalmente in atto nel processo di integrazione. E la competizione per il governo, tra due schieramenti che abbiano più o meno le stesse probabilità di vincere, viene quasi sempre persa da quello che ha selezionato una leadership estremista, antisistema (o percepita come tale: Sanders per il Partito Democratico americano. Corbyn per il Labour).
    “Quasi sempre“ non significa sempre? Certo. Ma il ritorno al proporzionale ci propone -come ho cercato di dimostrare- un rischio molto più elevato

    Di Più…...
  • L'America di Joe e Kamala

    13, Nov 2020

    L'America di Joe e Kamala. Se vi siete persi il dibattito sulle elezioni presidenziali potete riascoltarlo qui.
    Con Alberto De Bernardi, Alessandro Maran, Claudia Mancina, Alessandra Serra, Pasquale Pasquino e Alessandra Serra.
    Buona visione!
    https://fb.watch/1KtnXwr9J7/

    Di Più…...
  • L'America di Joe e Kamala

    12, Nov 2020

    Seguite anche qui la conversazione sulle elezioni Usa della Fondazione PER. Buona visione!

    Di Più…...
  • L'America di Joe e Kamala

    12, Nov 2020

    L'America di Joe e Kamala
    Giovedì 12 novembre, ore 18.30
    Diretta www.facebook.com/perfondazione

    Joe Biden è il 46° Presidente degli Stati Uniti d'America. E, per la prima volta nella storia, una donna, Kamala Harris, ricoprirà il ruolo di vicepresidente. Come siamo arrivati a questo risultato? Che cosa ci insegna la campagna elettorale americana? Come ha funzionato il sistema elettorale più spettacolare del mondo? Quale valutazione possiamo fare del quadriennio di Donald Trump? E che cosa possiamo aspettarci per i prossimi quattro anni? A queste domande cercheremo di rispondere con un gruppo di ospiti di eccezione.

    Partecipano:
    Alberto De Bernardi, Fondazione PER
    Claudia Mancina, Comitato scientifico Libertà Eguale
    Pasquale Pasquino, New York University
    Alessandra Serra, Università della Tuscia, DN PD
    Vittorio Ferla, Il Riformista, Fondazione PER

    Vi aspettiamo!

    Di Più…...
  • Biden in testa. E Trump semina il caos | Fondazione PER

    6, Nov 2020

    Abile nel seminare il caos, Trump ha chiesto ai suoi legali di trovare escamotage per bloccare il conteggio dei voti e per inondare di ricorsi i tribunali. Si tratterebbe di contenziosi lunghi e complessi: dovrebbero passare in una prima fase dalle corti dei singoli stati e soltanto alla fine potrebbero arrivare alla Corte Suprema. C’è il rischio di trasformare il periodo di transizione che si concluderà il 20 gennaio 2021 con l’insediamento del nuovo presidente alla Casa Bianca in un vero e proprio calvario.
    Ma l’iniziativa di Trump sembra priva di basi giuridiche solide. Joshua A. Douglas, professore presso il Rosenberg College of Law dell’Università del Kentucky avverte: “In una controversia elettorale non si può portare un caso direttamente alla Corte Suprema. E non c’è alcuna azione legale che permetta al presidente di bloccare il conteggio dei voti e dichiararsi vincitore”.
    Al di là dell’esito dei ricorsi, il fatto che la gara per la Casa Bianca possa finire al fotofinish, alimenta il timore che il ‘trumpismo’ sia ormai una infezione permanente della democrazia americana. Ne è convinta Susan B. Glasser del New Yorker: “Anche se non dovesse essere rieletto, destabilizzando in modo incessante le istituzioni di base del nostro governo e del nostro sistema elettorale, Trump ha ora prodotto il risultato desiderato: una superpotenza lacerata dall’interno, che non si fida più della propria democrazia”. Le conseguenze potrebbero essere enormi. Come ha twittato di recente Dan Slater, direttore del Weiser Center for Emerging Democracies presso l’Università del Michigan, “il trumpismo potrebbe diventare la versione americana del peronismo. Altamente mobilitante, altamente polarizzante, non sempre al potere, ma mai scomparso”. Insomma, come ha titolato in questi giorni il Washington Post, “il trumpismo è qua per restare”. Per i dem sarebbe un incubo. Per Mosca, Pechino e Teheran sarebbe invece un film avvincente.
    L'articolo di Vittorio Ferla nella sezione "Americana" della Fondazione PER
    https://perfondazione.eu/biden-in-testa-e-trump-semina-il-caos/

    Di Più…...

di più...
Scritti e Interventi
ENRICO MORANDO, TESTA PENSANTE DI CUI LA SINISTRA LIBERALE EUROPEA NON PUO' FARE A MENO.
Questa pagina è un mio piccolo omaggio alla coerenza e alla lungimiranza di un grande amico, maestro di buona politica e compagno di tutte le battaglie per la riforma del mercato del lavoro e del welfare che ho combattuto nei miei dieci anni di lavoro in Senato – E il mio contributo alla sua elezione al Parlamento Europeo

Pietro Ichino.


Sono qui raccolti in ordine cronologico inverso, insieme ad alcune brevi note biografiche, i link a tutti gli scritti e interventi di Enrico Morando pubblicati su questo sito nell’arco degli ultimi undici anni, cui si aggiungeranno strada facendo i link ad altri suoi interventi nel corso della campagna elettorale per il Parlamento Europeo 2019, che si apre in questi giorni.
.

Enrico Morando

NOTE BIOGRAFICHE – Nel 1976, a 26 anni, viene eletto segretario provinciale del PCI di Alessandria. Nel 1988, è l’estensore – con Rinaldo Bontempi – del manifesto federalista del PCI piemontese, che propone una svolta federalistica nella linea di politica istituzionale del partito.

Migliorista, nel 1986 propone al Congresso del PCI di stabilire “rapporti anche organizzativi con i partiti dell’Internazionale Socialista”. Proposta in un primo tempo respinta, poi accolta nei fatti con la svolta della Bolognina (1989).

Eletto senatore nel 1994, è membro della segreteria nazionale del PDS e poi dei DS. Nel 2001, propone al congresso dei DS di Pesaro una mozione di orientamento liberalsocialista, che sostiene l’urgenza di costruire un unitario partito riformista. In nettissima minoranza a Pesaro (10.000 voti, il 4%), questa posizione sarà poi accolta nei fatti nel 2007, quando nasce il Partito Democratico.

Collabora con Veltroni alla stesura del celebre discorso del Lingotto e redige poi il programma del neonato PD per le elezioni del 2008. Dopo queste elezioni, è il coordinatore del Governo ombra del Partito Democratico. Convinto sostenitore di Renzi alle primarie per la premiership del 2012 e al Congresso del 2013, nel 2014 diventa vice Ministro dell’Economia, con la competenza al Bilancio. Al recente congresso del PD ha sostenuto la candidatura di Roberto Giachetti.

Aggiungo a queste note tratte dal suo sito un’osservazione di cui sono testimone diretto: tutti coloro che hanno avuto a che fare con Enrico Morando, amici o avversari, concordano nel riconoscergli un grande rigore intellettuale e il rifiuto di qualsiasi faziosità, anche negli scontri più aspri.

Oggi è candidato al Parlamento Europeo nella lista Pd-Siamo Europei per il Nord-Ovest

Per dare un contributo alla campagna elettorale
di Enrico Morando, clicca qui

I SUOI INTERVENTI PUBBLICATI SU QUESTO SITO
NELL’ULTIMO DECENNIO

LA SCELTA “INDIPENDENTISTA” DI TUTTE LE OPPOSIZIONI E QUELLA EUROPEISTA DELLA MAGGIORANZA
Articolo di Enrico Morando e Giorgio Tonini pubblicato sul quotidiano il Foglio il 19 gennaio 2018

Il PD può e deve tendere a bipolarizzare il confronto elettorale: da una parte gli europeisti, capaci di collocare l’Italia nel concreto processo di costruzione della nuova sovranità europea; dall’altra gli “indipendentisti” o “sovranisti”, che puntano a un ritorno all’indietro rispetto al processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa

L’ETÀ DELL’ORO DELLE SOCIALDEMOCRAZIE: ALLE RADICI DELLA CRISI
Videoregistrazione a cura di Radio Radicale dell’incontro promosso da LibertàEguale a Roma (foto qui a sinistra), il 13 novembre 2018, presso la Fondazione Città Italia, sul tema L’età dell’oro delle socialdemocrazie: alle radici della crisi, in occasione della presentazione del libro La casa nella pineta – Segue la trascrizione dell’intervento

“[…] Nel libro di Pietro Ichino la storia del rapporto tra le due sinistre è un filo conduttore centrale: è la storia del conflitto tra la sinistra che coltiva l’antagonismo lavoro/impresa e quella che persegue invece l’obiettivo della massima possibile valorizzazione del lavoro attraverso l’impresa […]”

LE CONCLUSIONI ALL’ASSEMBLEA DI LIBERTÀEGUALE.
Testo integrale e sintesi del discorso conclusivo del Presidente di LibertàEguale Enrico Morando all’Assemblea annuale dell’Associazione svoltasi a Orvieto il 2 e 3 dicembre 2017

“Europa, alleanza con Macron e semipresidenzialismo: le nostre proposte per la campagna elettorale del 2018”

BILANCIO 2018 – 3. IN SENATO UN’OPPOSIZIONE TOTALMENTE PRIVA DI IDEE ALTERNATIVE
Replica del vice-ministro dell’Economia Enrico Morando al termine della discussione generale sul disegno di legge di bilancio, dal resoconto stenografico della sessione anti-meridiana del Senato del 30 novembre 2017

Né il Centro-destra, né il M5S, né Mdp e Sinistra Italiana, hanno proposto scelte diverse rispetto alle linee-portanti della politica economico-finanziaria proposta dal Governo: gli emendamenti presentati riguardano soltanto prelievi marginali in favore di questa o quella categoria o realtà locale

Enrico Morando in Senato, in veste di Vice-Ministro dell’Economia, nella XVII legislatura

UN’AGENDA PER LA NUOVA SINISTRA
Articolo di Enrico Morando, viceministro per l’Economia, pubblicato sul Foglio del 5 maggio 2017

Cosa può fare la gauche europea per non guardare all’indietro e farsi inghiottire dal populismo – Proporre una declinazione del globalismo attenta all’equilibrio tra meriti e bisogni – Mettersi, credendoci per davvero, alla guida di una Europa più unita

UNA STRATEGIA PER LE RIFORME, DOPO IL DISASTRO DEL 4 DICEMBRE
Conclusioni del seminario aperto della Presidenza di LibertàEguale svoltosi a Roma il 10 febbraio 2017

Le linee di un rilancio possibile della strategia di adeguamento strutturale del nostro paese alle sfide dell’integrazione europea e di una globalizzazione con la quale dovremo comunque fare i conti

MOZIONE RENZI: UN PROGRAMMA INCENTRATO SULLA COSTRUZIONE DELLA NUOVA UNIONE EUROPEA
Articolo di Enrico Morando per la presentazione della mozione congressuale di Matteo Renzi, pubblicato anche sul sito idemlab.org, marzo 2017

Primarie ed elezione diretta del presidente ue, competenza (e bilancio) ue su difesa, immigrazione e confini esterni, ricerca e contrasto alla disoccupazione non strutturale, politiche nazionali centrate sull’obiettivo dell’integrazione continentale: qui sta il discrimine fondamentale

IL PD E L’AGENDA MONTI
Documento predisposto da Pietro Ichino ed Enrico Morando per l’assemblea aperta su Il PD e l’Agenda Monti del 29 settembre 2012

Un memorandum sugli impegni che riteniamo debbano caratterizzare il programma elettorale del pd per le prossime elezioni, in continuità con la strategia europea del governo che il pd stesso sta sostenendo in questo ultimo tratto della legislatura, ma anche con alcune rilevanti integrazioni

CHE COS’È LA SPENDING REVIEW
Articolo di Enrico Morando, capogruppo Pd alla Commissione Bilancio del Senato, pubblicato su Europa il 7 luglio 2012

Non è l’operazione che si compie una tantum, per superare una crisi con una tirata di cinghia, ma un metodo di governo da applicare sempre, giorno per giorno, senza mai dare per scontato che ciò che si è stanziato una volta debba rimanere stanziato per virtù propria

RISOLTA LA QUESTIONE DEI RITARDI DI PAGAMENTO DEI DEBITI STATALI VERSO LE IMPRESE
Dichiarazione di voto di Enrico Morando per il Gruppo Pd al Senato, nella seduta pomeridiana del 4 luglio 2012, sulla legge di conversione del decreto-legge n. 3284-B, recante  “Razionalizzazione della spesa pubblica”

Una norma introdotta dal senato nel disegno di legge del governo consente al creditore di ottenere la certificazione del credito stesso in funzione dell’anticipazione bancaria e della compensazione con il debito fiscale

Enrico Morando e Giorgio Tonini, ispiratori della politica economica del Pd negli anni della segreteria Veltroni

A CHE PUNTO È LA NOTTE
Intervento di Enrico Morando svolto  al Senato nella seduta antimeridiana del 26 aprile 2012

Perchè in Italia oggi non ha senso la contrapposizione tra “rigoristi” e “sviluppisti” – Il “sentiero stretto” per uscire dalla crisi

TANTE COSE BUONE NELLA RIFORMA DEL LAVORO, MA UN ERRORE C’È STATO
Articolo di Enrico Morando pubblicato su l’Unità il 11 aprile 2012

La scelta di applicare fin da subito la nuova disciplina dei licenziamenti a tutti i lavoratori, compresi i vecchi dipendenti regolari a tempo indeterminato, ha inevitabilmente prodotto una riduzione dell’incisività dei contenuti della riforma rispetto al disegno più ambizioso iniziale

SE MONTI CE LA FA LA LEGA FALLISCE (E VICEVERSA)
Intervento di Enrico Morando estratto dal resoconto stenografico della sessione del Senato del 22 dicembre 2011

Perché il partito di Bossi punta al default del debito italiano e, simmetricamente, perché il Pd deve considerare questo Governo di salvezza nazionale come il laboratorio dal quale far emergere la propria nuova identità politica

IL DIBATTITO IN SENATO SUL DECRETO DI FERRAGOSTO
Interventi di Enrico Morando, Maurizio Castro, Nicola Rossi e Franco Marini, estratti dal resoconto stenografico delle sessioni del Senato del 6 e 7 settembre 2011, nelle quali si è svolto il dibattito sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138

Due interventi sui difetti generali della manovra-bis con cui il Governo intende rispondere alla crisi finanziaria e due interventi sulla contestatissima norma in materia di diritto sindacale e del lavoro

COSTRUIRE L’ALTERNATIVA SU PROGRAMMI INCISIVI, NON SU SANTE ALLEANZE
Articolo di Enrico Morando, pubblicato su il Foglio il 4 marzo 2011

L’alternativa al Governo Berlusconi non si costruisce mettendo in piedi “sante alleanze” che vanno da fini a vendola, ma puntando su pochi punti programmatici precisi

RICETTE PER TORNARE A CRESCERE 
Interviste a Pietro Ichino ed Enrico Morando, a cura di Antonino Leone, pubblicate on line nel n. 2 di Sistemi @ Impresa, febbraio 2011

Le proposte del movimento democratico sul terreno dell’economia e delle relazioni industriali per rimettere in moto l’Italia

PER UN PROGRAMMA DEI DEMOCRATICI SULLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
Documento redatto da Pietro Ichino ed Enrico Morando, presentato dal Movimento Democratico come contributo all’assemblea programmatica del Partito Democratico svoltasi a Roma il 4 e 5 febbraio 2011

Al collasso della “riforma Brunetta” occorre rispondere con un rilancio deciso delle parole d’ordine della trasparenza, valutazione indipendente, benchmarking spending review, clamorosamente disattese dal Governo,  e concentrare tutte le risorse su tre obiettivi prioritari

MORANDO: LE RIFORME DI CUI L’ECONOMIA ITALIANA HA BISOGNO
Intervento in Senato di Enrico Morando nella discussione sul Progetto di programma nazionale di riforma per l’attuazione della Strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva – Europa 2020 – Seduta antimeridiana del 10 novembre 2010

Il dualismo del mercato del lavoro affossa le capacità competitive del sistema, oltre a provocare quella tragica ineguaglianza e ingiustizia sociale che ben conosciamo

DOBBIAMO SAPER ANDARE ALLA RADICE DEL MALE OSCURO DI CUI SOFFRE L’ECONOMIA ITALIANA
Intervento del senatore Enrico Morando all’Assemblea nazionale del Partito Democratico – Roma, 21 maggio 2010

Una manovra emergenziale, di misure temporanee, come quella cui si accinge il governo, rischia di solo accelerare il collasso – il pd deve battersi per riforme strutturali nei campi decisivi della p.a. e della spesa pubblica, del fisco e dell’apertura dei mercati chiusi – occorre un piano triennale per il rilancio della competitività e della qualità sociale dello sviluppo

Amici e avversari concordano nel riconoscere a Enrico Morando (qui in una foto del 2010) un grande rigore intellettuale e il rifiuto di qualsiasi faziosità

GLI INTERVENTI DEI SENATORI PD NEL DIBATTITO SUL COLLEGATO-LAVORO ALLA FINANZIARIA 2010
Testi tratti dal resoconto stenografico della seduta pomeridiana del Senato del 3 marzo 2010, nella quale si è svolta la discussione del d.d.l. n. 1167-B  in quarta lettura

Gli interventi di Pietro Ichino, Enrico Morando e Tiziano Treu e il dibattito con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e con il relatore del d.d.l. n. 1167-b, Maurizio Castro: le nuove norme sull’arbitrato per equità nelle controversie di lavoro sono incostituzionali e lesive dei diritti dei lavoratori

IL DISEGNO DI LEGGE PER LA DETASSAZIONE SELETTIVA DEI REDDITI DI LAVORO DELLE DONNE
Testo del disegno di legge n. 2102 presentato al Senato dai senatori Enrico Morando, Pietro Ichino, Paolo Nerozzi e altri il 28 aprile 2010

Una “azione positiva” incisiva per l’aumento del tasso di occupazione femminile italiano, ancora lontano dall’”obiettivo di Lisbona” del 60% – Alla misura fiscale si aggiunge, per la prima volta, un esperimento condotto secondo un rigoroso metodo scientifico, per misurare con precisione gli effetti dell’incentivo economico

IL CONTRIBUTO PER IL CONGRESSO DEL PD 2009
Documento politico di Enrico Morandosettembre 2009

L’imminente Convenzione nazionale del PD è chiamata a scegliere leader e linea politica del partito, dopo la convulsa fase della sua costituzione (ottobre 2007), della sconfitta elettorale e del primo anno di opposizione al Governo di centro-destra. In questo documento Enrico Morando – senatore del Pd – riassume, dal suo punto di vista, i termini essenziali del confronto. Con i primi cinque punti (la nuova alleanza tra merito e bisogni; partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria; partito aperto, degli iscritti e degli elettori; un nuovo internazionalismo democratico; una scelta chiara tra linee alternative) egli si propone di illustrare i cardini del posizionamento politico – funzione, natura e linea politica – che ritiene preferibile per il Pd. La seconda parte del documento non ha la pretesa di essere un programma di governo: sono solo degli esempi, per orientare la discussione congressuale e mostrare all’opera i principi illustrati nella prima parte.

Elezioni Europee 2019

L’Europa

più unita è il fondamento razionale delle nostre speranze:vivere in un mondo sicuro della pace, sostenibile sotto il profiloambientale, economico, sociale.

L’Europa più unita è anche uno strumento essenziale per asciugare le fonti delle nostre paure: il terrorismo fondamentalista islamico, la disoccupazione tecnologica, il riscaldamento globale, l’immigrazione non governata.

Una più forte integrazione tra i Paesi dell’Area Euro è la condizione per essere protagonisti, alla pari con gli

USA e la CINA, di nuove forme di Governo Globale. Noi europei abbiamo la potenza culturale,economica e sociale necessarie.

Ma c’è un deficit di volontà politica che solo gli elettori, il 26 maggio prossimo, possono annullare.

 

Bilancio dell'Area Euro. Subito

Draghi (Presidente BCE): “Una politica di bilancio adatta può aiutare non solo la ripresa, ma anche sulla questione dei surplus esterni”. In poche parole: una spesa pubblica più elevata per investimenti farebbe comodo a tutti:un po’ più di inflazione, un’economiapiù vivace. Raccomandazione che vale, nell’Area Euro, in particolare per la Germania. Per gli altri Paesi, tra cui l’Italia, la spesa pubblica aggiuntiva per gli investimenti può venire anche dal bilancio dell’Area Euro. Francia

e Germania sono d’accordo (vertice
di Meseberg). Il Governo italiano, in Europa, o non dice e non fa nulla,
o parla d’altro. Un comportamento autolesionista. Il bilancio dell’Area Euro è il primo, realistico obiettivo del PD

Brexit e Lega-M5S:
dopo gli applausi, il silenzio

Non si contano gli esponenti leghisti e grillini che gridavano urràall’idea della Brexit, festeggiavano per il referendum inglese e dichiaravano che gli italiani avrebbero dovuto seguirne l’esempio. Oggi -mentre il Regno Unito rischia il collasso e si ha la prova che nessuno dei sostenitori della Brexit aveva un piano per gestirla- sperano in silenzio che gli italiani non ricordino le loro manifestazioni di irresponsabile entusiasmo.

Energia: Enea, sui condomini possibile 1milione di interventi con risparmi fino al 60%.

Gli ecobonus del 70% e del 75% e i nuovi meccanismi previsti dalla legge di bilancio per incentivare la riqualificazione energetica dei condomini possono attivare già da quest’anno ingenti investimenti, con benefici per il rilancio della filiera edilizia e dell’occupazione e per ridurre i consumi fino a 60% del totale.

“Moltissimi cittadini vivono in grandi condomini costruiti negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 nelle periferie, senza nessuna attenzione agli aspetti energetici:su questi immobili non sono mai stati fatti interventi diefficientamento che invece potrebbero far risparmiare fino al 60%dei consumi” ha sottolineato il presidente Testa.

“I nuovi meccanismi introdotti dalla manovra finanziaria consentono a tutti, anche a coloro che non hanno capienza fiscale sufficienteo che ritengono di non essere in grado di utilizzarle, di cedere le detrazioni a chi decide di farsi carico degli interventi. Si capisce, quindi, la valenza energetica ambientale ed anche sociale di questostrumento su edifici e quartieri che sono spesso fra i più degradatidel Paese”. “I nuovi meccanismi e la circolare dell’Agenzia delle entrate in uscita aprono nuovi spazi per la cedibilità degli ecobonus, nel rispetto delle regole europee di bilancio e consentono di far decollare gli interventi più volte sollecitati da settori importanti della nostra economia” ha dichiarato il viceministro Morando.

 

VIVA CAVOUR E LA TORINO –LIONE

Il governo gialloverde cerca di bloccare la realizzazione della nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione.

Il Ministro competente (?) Toninelli si è chiesto perché mai si debba andare da Torino a Lione.
Nel 1846, Cavour aveva una risposta chiara: “...sotto il profilo commerciale, l’Italia può riporre grandi speranze
nelle ferrovie...

Facendo in qualche modo svanire la barriera delle Alpi che la dividono dal resto dell’Europa e che risultano
così difficili da attraversare...”.

L’area economica integrata cheva da Trieste a Lione ha generato, nel 2016, un Pil più grande dell’intera Spagna. Più grande della somma di Baviera e Baden Württemberg. Più grande di due Polonie.

Una volta e mezza i Paesi Bassi. Ad ovest, però, questa area ha un problema di integrazione:la mobilità attraverso le Alpi è del tutto insufficiente.

Fonte foto e testo T orino T oday - 04 marzo 2019

È Sergio Chiamparino il primo che Nicola Zingaretti ha voluto incontrare da neo segretario del Partito Democratico. Lo ha voluto fare perché il presidente della Regione Piemonte sono mesi che si sta battendo in prima linea contro il blocco dei lavori per la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione.

Ho lavorato con Enrico Morando, quando siamo stati assieme al MEF, come ministro e come vice ministro. Enrico aveva una delega chiave, si occupava del Bilancio. In questo compito èstato prezioso. Per collegare la generale strategia di definizione del bilancio con la sua traduzione in provvedimenti specifici e per la difficile gestione del dibattito parlamentare. Compitoche richiede non solo conoscenza profonda delle procedure ma anche grande sensibilità politica e capacità di mediazione.Enrico è stato molto efficace in tutti gli argomenti che venivanoanalizzati nella vita del MEF. Mi sono sempre avvalso dei suoi suggerimenti, anche quando, a volte, non li condividevo del tutto. La sua capacità di coniugare tecnica, competenza legislativa, analisi economica e sensibilità politica saranno ancora più utili quando, come mi auguro, Enrico porterà la voce del paese nel Parlamento Europeo.

Pier Carlo Padoan

Sono Vittorio Gifra e nel gennaio 2017 ero tra gli esuberi della Cementir Italia di Arquata Scrivia. Ricordo che grazie all’intervento dell’allora vice ministro dell’economia Enrico Morando fummo tutti ricollocati nel Terzo Valico, evitando la perdita del posto di lavoro. Sarò sempre riconoscente ad Enrico per averci aiutato in un momento così cruciale edifficile.

Vittorio Gifra

Nel 1976, a 26 anni, Enrico Morando viene eletto segretario provinciale del PCI di Alessandria. Nel 1988, è l’estensore
-con Rinaldo Bontempi- del manifesto federalista del PCI piemontese, che propone una svolta federalistica nella linea di politica istituzionale del partito. Migliorista, nel 1986 propone al Congresso del PCI di stabilire “rapporti anche organizzativi con i partiti dell’Internazionale Socialista”. Proposta in un primo tempo respinta, poi accolta nei fatti con la svolta della Bolognina (1989). Eletto senatore nel 1994, è membro della segreteria nazionale del PDS e poi dei DS. Nel 2001, propone al congresso dei DS di Pesaro una mozione di orientamento liberalsocialista, che sostiene l’urgenza di costruire un unitario partito riformista. In nettissima minoranza a Pesaro (10.000 voti, il 4%), questa posizione sarà poi accolta nei fatti nel 2007, quando nasce il Partito Democratico. Collabora con Veltroni alla stesura del celebre discorso del Lingotto e redige poi il programma del neonato PD per le elezioni del 2008. Dopo queste elezioni, è il coordinatore del Governo ombra del Partito Democratico. Convinto sostenitore di Renzi, alle primarie per la premiership del 2012 e al Congresso del 2013, nel 2014 diventa vice Ministro dell’Economia, con la competenza al Bilancio. Al recente congresso del PD ha sostenuto la candidatura di Roberto Giachetti.

www.enricomorando.it

Email: morandocandidatoeuropeo@gmail.com -

Tel.: 391 7701426 

Facebook: Enrico Morando - 

instagram: EnricoMorandoofficial

per contributi elettorali

IBAN: IT49K0623048680000040879809

Mandatario elettorale - Osvaldo Saio

Contatti
messaggio: