Biografia

Nel 1976, a 26 anni, viene eletto segretario provinciale del PCI di Alessandria. Nel 1988, è l'estensore- con Rinaldo Bontempi- del manifesto federalista del PCI piemontese, che propone una svolta federalistica nella linea di politica istituzionale del partito.

Migliorista, nel 1986 propone al Congresso del PCI di stabilire "rapporti anche organizzativi con i partiti dell'Internazionale Socialista". Proposta in un primo tempo respinta, poi accolta nei fatti con la svolta della Bolognina (1989).

Eletto senatore nel 1994, è membro della segreteria nazionale del PDS e poi dei DS. Nel 2001, propone al congresso dei DS di Pesaro una mozione di orientamento liberalsocialista, che sostiene l'urgenza di costruire un unitario partito riformista. In nettissima minoranza a Pesaro (10.000 voti, il 4%), questa posizione sarà poi accolta nei fatti nel 2007, quando nasce il Partito Democratico.

Collabora con Veltroni alla stesura del celebre discorso del Lingotto e redige poi il programma del neonato PD per le elezioni del 2008. Dopo queste elezioni, è il coordinatore del Governo ombra del Partito Democratico. Convinto sostenitore di Renzi alle primarie per la premiership del 2012 e al Congresso del 2013, nel 2014 diventa vice Ministro dell'Economia, con la competenza al Bilancio. Al recente congresso del PD ha sostenuto la candidatura di Roberto Giachetti.

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Album dei Ricordi

Inaugurazione di una Cooperativa Agricola con Giancarlo Pajetta 

alla Croce Verde di Alessandria con Felice Borgoglio

Convegno a Genova, il Primo a sinistra Prof. Pittaluga - al centro al microfono il Prof. Petroni

in Uzbekistan, nel 1978, all'epoca ero Segretario Provinciale del PCI.

La prima tessera da Senatore 1994

Alla Coce Rossa di Alessandria

Primo Manifesto Elettorale 1994

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Con mia sorella Grazia

Elezioni 1996 con Fabrizio Palenzona e Gianni Rivera

News
  • “Sinistra liberale” non significa certamente liberista, forzatura a cui spesso si indulge nel dibattito

    9, Jul 2020

    “Sinistra liberale” non significa certamente liberista, forzatura a cui spesso si indulge nel dibattito politico-culturale asinistra. Se la lotta per la giustizia sociale e l’eguaglianza è la cifra distintiva della sinistra, la sinistra liberale e riformista è quella che ha imparato che il mercato regolato non è nemico dell’eguaglianza; che l’eguaglianza oggi non è tanto una questione di risorse economiche quanto di formazione e di accesso agli strumenti culturali, tra cui in primo piano le tecnologie digitali.
    È diffusa l’illusione del ritorno a un socialismo classico: ritorno alle nazionalizzazioni, alla eguaglianza intesa in senso tradizionale, a una base sociale costituita dai più poveri, alla diffidenza verso le imprese e perfino talvolta all’idea di un complotto dei ricchi.
    Questa è una posizione che respinge la società di oggi, invece di provare a cambiarla. La sinistra deve darsi un’agenda nuova, che sia un progetto di governo della società.
    I saggi compresi in questo volume raccontano la sinistra liberale e riformista: l'idea di sinistra, le necessarie scelte economiche, la coscienza storica europea, l'identità nazionale, la formazione, l'organizzazione politica.
    Ne scrivono Alberto De Bernardi, Vittorio Ferla, Claudia Mancina, Roberto Maragliano, Enrico Morando, Tommaso Nannicini, Antonio Preiti, Michele Salvati.
    l’eBook “Il futuro è della sinistra liberale” è già disponibile online sui principali portali (Amazon, IBS, Kobo). A seguire sarà reso disponibile sugli altri.

    Ecco i link:

    AMAZON: https://www.amazon.it/futuro-della-sinistra-liberale-ebook/dp/B08CGCQNN1/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=il+futuro+%C3%A8+della+sinistra+liberale&qid=1594193704&sr=8-1

    IBS: https://www.ibs.it/futuro-della-sinistra-liberale-ebook-vari/e/9788833242903

    KOBO: https://www.kobo.com/it/it/ebook/il-futuro-e-della-sinistra-liberale

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  • 1, Jul 2020

    IL PD ESCA DALLA SILENTE ATTESA!

    Rispetto all’ultimo Congresso -conclusosi con la netta affermazione di Nicola Zingaretti- le cose si sono venute progressivamente chiarendo: c’è una parte del PD -probabilmente oggi nettamente maggioritaria- che considera “strategica“ l’alleanza con il Movimento Cinque Stelle e fa del Governo Conte bis il primo, decisivo atto di una linea politica di lungo periodo. E c’è una parte del PD -probabilmente oggi nettamente minoritaria-, che considera il Governo Conte bis frutto di uno stato di necessità; si ritiene perciò impegnata a fare in modo che questo Governo ottenga i migliori risultati possibili per il Paese, ma pensa che la strategia del PD dovrebbe ispirarsi alla riproposizione della sua vocazione maggioritaria.
    La prima ha dalla sua il realismo di chi individua con nettezza il pericolo incombente -l’Italia in mano a Salvini-, e si dimostra pronto ad ogni scelta in grado di scongiurarlo: anche i moltissimi che si tengono lontani dagli eccessi di entusiasmo -Conte “un gigante“ e Grillo con la sua “autorevolezza, intuito e volontà unitaria“-, alla fine considerano che, per molti anni, la sinistra di governo questo potrà fare: tenere il populismo antieuropeista di Salvini e Meloni fuori dal Governo del Paese, consolidando, al centro e in periferia, l’alleanza con i Grillini. E pazienza se le riforme che servono verranno fuori un po’ sbilenche o non verranno affatto...E poi, non si può negare che i Grillini, per parte loro, stanno pian piano imparando che ciò che di buono si riesce a fare, stando al governo, è il contrario di ciò che avevano promesso di fare nella fase eroica del loro trionfo elettorale.
    La seconda linea politica si fonda sull’assunto che la vicenda nazionale sia giunta ad un tornante cruciale: la crisi Coronavirus non fa che accentuare il rischio di declino di un Paese che da troppi anni rifiuta di riconoscere “la verità“ delle sue tendenze demografiche, della bassa partecipazione delle donne alle forze di lavoro, della incapacità del suo sistema di formazione di coprire più di un milione di posti di lavoro ad alta qualificazione, mentre la disoccupazione giovanile resta a livelli record. In un Paese così, l’obiettivo fondamentale dei riformisti non può essere quello di impedire che i populisti di Salvini vadano al governo. Deve essere quello di garantire all’Italia un lungo periodo di governo riformista ed europeista, legittimato ad agire per il cambiamento del Paese dal voto degli italiani.
    Queste due linee politiche, che più diverse non potrebbero essere, dovranno misurarsi nel prossimo Congresso del PD, ciascuna con la sua mozione e proposta di leadership, come prevede lo Statuto del partito. Di questo appuntamento hanno infatti parlato sia Zingaretti, sia Gori. Non credo sia decisivo il quando: lo Statuto fissa la scadenza obbligatoria e solo la volontà di una larghissima maggioranza potrebbe deciderne l’anticipo. Credo che sia più importante la preparazione: l’attuale maggioranza dovrebbe esporre più chiaramente i termini e le basi programmatiche della sua proposta di cooperazione strategica coi Cinque Stelle (in troppi, all’ultimo Congresso, l’hanno fatta facile: “il PD a vocazione maggioritaria, aperto all’alleanza con i Grillini”). Mentre i sostenitori dell’altra linea debbono darle una leadership capace di impersonarla agli occhi di militanti ed elettori (una, non due o tre in incomprensibile lotta tra di loro). E debbono far vivere la loro proposta nella battaglia politica interna al partito, in piena trasparenza e con la massima determinazione.
    Entrambe, maggioranza e minoranza interna al PD, devono infine cooperare per fare in modo che questo partito torni a farsi avvertire dai cittadini italiani come un partito riformista, utile al Paese perché esigente verso se stesso e verso i partner di governo. Non è stato così, nei mesi che ci stanno alle spalle. Due esempi basteranno per tutti.
    Il primo, si riferisce alla fase che ha preceduto la formazione del Conte bis: non riesco a convincermi che fosse impossibile, mentre il PD ingoiava il gigantesco rospo della riforma costituzionale sul numero dei parlamentari, chiedere e ottenere che si tornasse indietro su Quota 100, una norma profondamente iniqua, nel frattempo dimostratasi nemica della occupazione.
    Il secondo, riguarda il ricorso alle risorse del MES per finanziare la necessaria ristrutturazione del sistema sanitario. Conte “deciderà dopo aver letto attentamente le clausole “? I Cinque Stelle hanno bisogno di più tempo, per allontanarsi dalle loro posizioni del passato (che col MES di cui si sta discutendo non centrano nulla)? Si può sopportare tutto, forti della consapevolezza che con Salvini rischieremmo molto di più: la fuoriuscita dall’Euro. Ma il PD deve da mesi agli italiani un onesto discorso di verità: il Piano sulla sanità è urgente. Si può finanziare solo col MES. Nel Governo altri hanno incertezze. Ma noi non abbiamo dubbi: vogliamo chiedere le risorse del MES, subito. Zingaretti ha finalmente rotto gli indugi, con l’articolo sul Corriere della Sera. Se a questa presa di posizione seguirà nei prossimi giorni una diffusa iniziativa di mobilitazione politica, si potrà parzialmente recuperare il terreno perduto.
    Cadrà il Governo, per questo? No, lo si aiuterà a fare la cosa giusta per il Paese. E risulterà confermato che il PD ha un grande ruolo da svolgere, se la sua leadership si convince che la silente attesa non è la tattica giusta per questi tempi difficili. Neppure per chi coltiva e spera di far lentamente maturare il disegno del “grande incontro“ tra PD e M5S.

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  • Programma nazionale di riforma, basta attese: il Pd batta un colpo | LibertàEguale

    27, Jun 2020

    Lo scenario di incertezza “radicale“ in cui siamo immersi non può essere usato dal Governo come fattore di legittimazione di scelte di rinvio. Se era giustificabile la decisione del Governo italiano di non presentare il Programma Nazionale di Riforma (PNR) unitamente al DEF – come prescritto dalle regole del semestre europeo, almeno formalmente rispettate dai nostri partner nell’Unione-, ora l’ulteriore rinvio della sua presentazione, oltre a non trovare motivazioni sufficienti nello stato di prima emergenza, sarebbe controproducente sia sul piano strategico (il ritorno del Paese ad una crescita stabile e sostenibile), sia sul piano tattico (le intese coi partner europei per un efficace Next Generation EU).
    La predisposizione di un credibile PNR è un’ottima carta da giocare nel difficile confronto tra gli Stati membri in vista del Consiglio di metà luglio, che dovrebbe riuscire a varare il piano Next Generation EU. L’Italia ha un interesse vitale a che il disegno definitivo del Recovery Instrument sia molto vicino alla proposta avanzata dalla Commissione, a sua volta ispirata dall’accordo Merkel-Macron.
    Anche in questo caso, persino al di là delle scelte del Governo, c’è un gran lavoro da fare per i riformisti: gli europeisti più coerenti, se parlano forte e chiaro, possono far udire la loro voce anche fuori dai confini nazionali, fino alla decisiva riunione di luglio del Consiglio.

    Potete leggere qui l’articolo apparso prima sul Riformista e poi su Libertà Eguale.

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  • 4, Jun 2020

    Le risorse del MES: Il PD rompa gli indugi!

    “ Il MES è senza condizioni e a tassi di interesse molto bassi, ma il problema è che se lo chiediamo solo noi si può creare un “effetto stigma” sui mercati che può far salire il tasso sul resto del nostro debito…“. Così il responsabile economico del PD, Emanuele Felice, in una intervista al Fatto Quotidiano.

    Confesso il mio stupore. Perché, fin qui, avevo pensato che il PD, sul ricorso alla linea di credito “sanitaria“ del MES, fosse pacificamente orientato in senso favorevole, salvo muoversi col freno a mano tirato, sia per aspettare che emergesse la proposta della Commissione sul Recovery Fund, sia per dare all’alleato di governo il tempo e il modo per maturare a sua volta una scelta analoga.

    Se anche il PD parla di “effetto stigma“, la cosa cambia di segno. Non si tratta più -come è accaduto sulla sanatoria per i lavoratori immigrati irregolari -di concedere un po’ di tempo al M5S per giungere alla posizione “giusta“, che il PD sostiene senza inutili clamori, ma con tranquilla determinazione. Quella che viene in gioco è la strategia di fondo che il PD persegue sia nel rapporto con i partner dell’Unione Europea, sia in tema di elaborazione del Piano Nazionale di Riforma (PNR) del Paese.

    Cominciamo dal rapporto con l’Unione. Il confronto che ha preceduto il via libera alla linea di credito “speciale” del MES per gli interventi dei singoli Stati in materia sanitaria è stato molto aspro, con i paesi “egoisti” a sostenere che le regole del MES dovevano restare esattamente quelle che erano prima della pandemia; e Italia, Francia e Spagna a sostenere che l’unica condizione -sacrosanta- dovesse consistere nell’impiego del credito MES a fini di rafforzamento e ristrutturazione del servizio sanitario nazionale (SSN). Alla fine ha prevalso -senza alcuna ambiguità- la posizione sostenuta dai “solidali”.

    Ora, mi chiedo: dopo una affermazione così limpida della sua posizione, l’Italia deve temere di più “l’effetto stigma” se ricorre al credito del MES, per finanziare l’urgente ristrutturazione del suo SSN, o se lo rifiuta, finanziando il rafforzamento della sua sanità a “prezzo di mercato“? Se lo stigma temuto è quello dei mercati, la risposta va cercata nelle aspettative suscitate tra gli investitori dall’una e dall’altra scelta: se uno Stato che può prendere le risorse che gli servono allo 0% di interesse, decide di procurarsi la stessa quantità di risorse, per la stessa finalità, al 2% (almeno), cosa dovrebbero dedurne i mercati? Ad occhio, che lo Stato in questione non ha fiducia né in se stesso, né nei suoi partner europei, né nell’Unione come tale.

    Una conclusione foriera di danni gravi, sia sul terreno del finanziamento del nostro debito -lo spread e gli interessi si impennano, quando circola sfiducia-, sia sul terreno politico: la storica proposta della Commissione sulla Next Generation Eu viene ora sottoposta alla costruzione di un preciso accordo tra i Paesi membri. Dovranno essere superate le resistenze di Svezia, Olanda, Austria e Danimarca: le loro sapienti mani saprebbero ben maneggiare, a nostro danno, l’argomento sulla mancanza di fiducia dell’Italia in se stessa (vuole i contributi, ma fa a meno dei prestiti, anche quando le convengono).

    In ultimo, ma non certo per ultimo, viene l’argomento relativo all’urgente ristrutturazione della nostra sanità: il Decreto cosiddetto Rilancio ha destinato al SSN risorse aggiuntive per 4,85 miliardi nel 2020; 0,609 miliardi nel 2021 e 1,609 miliardi nel 2022. Uno sforzo enorme, date le condizioni di finanza pubblica del Paese. Ma sappiamo che -per affrontare con soluzioni strutturali le due principali carenze emerse durante la crisi coronavirus: la mancanza di un coerente rapporto tra eccellenza ospedaliera e assistenza territoriale e il deficit di cura della cronicità- dovremo impiegarne, attraverso un piano da elaborare…ieri (il capitolo primo del nostro PNR), almeno sei/sette volte tante.

    Questi primi 4 miliardi del 2020 li finanziamo a debito, pagando un interesse attorno al 2% (almeno). Fare altrettanto per tutte le risorse che servono è dunque insostenibile finanziariamente. Ma rimandare al 2021 gli investimenti necessari è (ancor più) insostenibile politicamente e socialmente (nessuno sa cosa potrebbe succedere il prossimo autunno-inverno, se il virus riprendesse vigore).

    Quindi, dobbiamo prendere (e spendere bene) le risorse del MES, tutte e subito. Nel 2020 -a parte quelle “dedicate“ del SURE e della BEI- non ce ne saranno altre. Penso che il PD dovrebbe rompere gli indugi. Non alimentarli.

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  • Salvini minaccia la riforma dell'art. 81. Un assist per Austria e Olanda | LibertàEguale

    26, May 2020

    Nel Parlamento italiano, proprio questa settimana, avrà inizio la discussione sul disegno di legge di riforma dell’articolo 81 della Costituzione, presentato dal Presidente del gruppo della Lega.
    La proposta, in piena crisi coronavirus, toglie dall’articolo 81 ogni riferimento all’equilibrio strutturale di bilancio, abrogando il primo, il secondo e il quarto comma. Elimina dalla Carta fondamentale qualsiasi riferimento all’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea.
    Se il maggiore partito italiano propone – alla fine di marzo, mentre tutti in Italia invocano l’intervento europeo per fare fronte alla crisi sanitaria, economica e sociale – di cancellare dalla Carta ogni riferimento alla disciplina di bilancio e alla regolazione europea, l’assist per i governi di Olanda, Austria e compagnia non potrebbe essere più ghiotto: politica fiscale comune, mentre il possibile leader del prossimo governo italiano propone addirittura di togliere dalla Costituzione l’equilibrio strutturale di bilancio? Via, non scherziamo…
    Il mio articolo per Libertà Eguale.

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  • Merkel e Macron verso il bilancio dell'Eurozona. Ma l'Italia abbandoni le ambiguità sul Mes | LibertàEguale

    21, May 2020

    È strano che nessuno lo abbia ricordato, ma Merkel e Macron, esattamente due anni fa, ci avevano già provato. Nella Dichiarazione congiunta uscita dal vertice franco-tedesco di Meseberg del giugno 2018, si poteva leggere: “L’unica risposta appropriata alla crisi…sta nella cooperazione europea“. Per questo, le due delegazioni si impegnano ad una iniziativa comune per “istituire il bilancio dell’Eurozona. Per la competitività, la convergenza, la stabilizzazione, a partire dal 2021“.
    La proposta di un Recovery Fund basato su 500 miliardi di euro di trasferimenti ai paesi colpiti dall’epidemia con la creazione di un debito comune europeo va in quella direzione.
    Per accelerare ulteriormente il processo, il Governo italiano deve però rapidamente abbandonare l’ambiguità che continua a mantenere sul ricorso alla linea di credito “sanitario“ del MES.
    Il mio articolo per Libertà Eguale.

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Scritti e Interventi
ENRICO MORANDO, TESTA PENSANTE DI CUI LA SINISTRA LIBERALE EUROPEA NON PUO' FARE A MENO.
Questa pagina è un mio piccolo omaggio alla coerenza e alla lungimiranza di un grande amico, maestro di buona politica e compagno di tutte le battaglie per la riforma del mercato del lavoro e del welfare che ho combattuto nei miei dieci anni di lavoro in Senato – E il mio contributo alla sua elezione al Parlamento Europeo

Pietro Ichino.


Sono qui raccolti in ordine cronologico inverso, insieme ad alcune brevi note biografiche, i link a tutti gli scritti e interventi di Enrico Morando pubblicati su questo sito nell’arco degli ultimi undici anni, cui si aggiungeranno strada facendo i link ad altri suoi interventi nel corso della campagna elettorale per il Parlamento Europeo 2019, che si apre in questi giorni.
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Enrico Morando

NOTE BIOGRAFICHE – Nel 1976, a 26 anni, viene eletto segretario provinciale del PCI di Alessandria. Nel 1988, è l’estensore – con Rinaldo Bontempi – del manifesto federalista del PCI piemontese, che propone una svolta federalistica nella linea di politica istituzionale del partito.

Migliorista, nel 1986 propone al Congresso del PCI di stabilire “rapporti anche organizzativi con i partiti dell’Internazionale Socialista”. Proposta in un primo tempo respinta, poi accolta nei fatti con la svolta della Bolognina (1989).

Eletto senatore nel 1994, è membro della segreteria nazionale del PDS e poi dei DS. Nel 2001, propone al congresso dei DS di Pesaro una mozione di orientamento liberalsocialista, che sostiene l’urgenza di costruire un unitario partito riformista. In nettissima minoranza a Pesaro (10.000 voti, il 4%), questa posizione sarà poi accolta nei fatti nel 2007, quando nasce il Partito Democratico.

Collabora con Veltroni alla stesura del celebre discorso del Lingotto e redige poi il programma del neonato PD per le elezioni del 2008. Dopo queste elezioni, è il coordinatore del Governo ombra del Partito Democratico. Convinto sostenitore di Renzi alle primarie per la premiership del 2012 e al Congresso del 2013, nel 2014 diventa vice Ministro dell’Economia, con la competenza al Bilancio. Al recente congresso del PD ha sostenuto la candidatura di Roberto Giachetti.

Aggiungo a queste note tratte dal suo sito un’osservazione di cui sono testimone diretto: tutti coloro che hanno avuto a che fare con Enrico Morando, amici o avversari, concordano nel riconoscergli un grande rigore intellettuale e il rifiuto di qualsiasi faziosità, anche negli scontri più aspri.

Oggi è candidato al Parlamento Europeo nella lista Pd-Siamo Europei per il Nord-Ovest

Per dare un contributo alla campagna elettorale
di Enrico Morando, clicca qui

I SUOI INTERVENTI PUBBLICATI SU QUESTO SITO
NELL’ULTIMO DECENNIO

LA SCELTA “INDIPENDENTISTA” DI TUTTE LE OPPOSIZIONI E QUELLA EUROPEISTA DELLA MAGGIORANZA
Articolo di Enrico Morando e Giorgio Tonini pubblicato sul quotidiano il Foglio il 19 gennaio 2018

Il PD può e deve tendere a bipolarizzare il confronto elettorale: da una parte gli europeisti, capaci di collocare l’Italia nel concreto processo di costruzione della nuova sovranità europea; dall’altra gli “indipendentisti” o “sovranisti”, che puntano a un ritorno all’indietro rispetto al processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa

L’ETÀ DELL’ORO DELLE SOCIALDEMOCRAZIE: ALLE RADICI DELLA CRISI
Videoregistrazione a cura di Radio Radicale dell’incontro promosso da LibertàEguale a Roma (foto qui a sinistra), il 13 novembre 2018, presso la Fondazione Città Italia, sul tema L’età dell’oro delle socialdemocrazie: alle radici della crisi, in occasione della presentazione del libro La casa nella pineta – Segue la trascrizione dell’intervento

“[…] Nel libro di Pietro Ichino la storia del rapporto tra le due sinistre è un filo conduttore centrale: è la storia del conflitto tra la sinistra che coltiva l’antagonismo lavoro/impresa e quella che persegue invece l’obiettivo della massima possibile valorizzazione del lavoro attraverso l’impresa […]”

LE CONCLUSIONI ALL’ASSEMBLEA DI LIBERTÀEGUALE.
Testo integrale e sintesi del discorso conclusivo del Presidente di LibertàEguale Enrico Morando all’Assemblea annuale dell’Associazione svoltasi a Orvieto il 2 e 3 dicembre 2017

“Europa, alleanza con Macron e semipresidenzialismo: le nostre proposte per la campagna elettorale del 2018”

BILANCIO 2018 – 3. IN SENATO UN’OPPOSIZIONE TOTALMENTE PRIVA DI IDEE ALTERNATIVE
Replica del vice-ministro dell’Economia Enrico Morando al termine della discussione generale sul disegno di legge di bilancio, dal resoconto stenografico della sessione anti-meridiana del Senato del 30 novembre 2017

Né il Centro-destra, né il M5S, né Mdp e Sinistra Italiana, hanno proposto scelte diverse rispetto alle linee-portanti della politica economico-finanziaria proposta dal Governo: gli emendamenti presentati riguardano soltanto prelievi marginali in favore di questa o quella categoria o realtà locale

Enrico Morando in Senato, in veste di Vice-Ministro dell’Economia, nella XVII legislatura

UN’AGENDA PER LA NUOVA SINISTRA
Articolo di Enrico Morando, viceministro per l’Economia, pubblicato sul Foglio del 5 maggio 2017

Cosa può fare la gauche europea per non guardare all’indietro e farsi inghiottire dal populismo – Proporre una declinazione del globalismo attenta all’equilibrio tra meriti e bisogni – Mettersi, credendoci per davvero, alla guida di una Europa più unita

UNA STRATEGIA PER LE RIFORME, DOPO IL DISASTRO DEL 4 DICEMBRE
Conclusioni del seminario aperto della Presidenza di LibertàEguale svoltosi a Roma il 10 febbraio 2017

Le linee di un rilancio possibile della strategia di adeguamento strutturale del nostro paese alle sfide dell’integrazione europea e di una globalizzazione con la quale dovremo comunque fare i conti

MOZIONE RENZI: UN PROGRAMMA INCENTRATO SULLA COSTRUZIONE DELLA NUOVA UNIONE EUROPEA
Articolo di Enrico Morando per la presentazione della mozione congressuale di Matteo Renzi, pubblicato anche sul sito idemlab.org, marzo 2017

Primarie ed elezione diretta del presidente ue, competenza (e bilancio) ue su difesa, immigrazione e confini esterni, ricerca e contrasto alla disoccupazione non strutturale, politiche nazionali centrate sull’obiettivo dell’integrazione continentale: qui sta il discrimine fondamentale

IL PD E L’AGENDA MONTI
Documento predisposto da Pietro Ichino ed Enrico Morando per l’assemblea aperta su Il PD e l’Agenda Monti del 29 settembre 2012

Un memorandum sugli impegni che riteniamo debbano caratterizzare il programma elettorale del pd per le prossime elezioni, in continuità con la strategia europea del governo che il pd stesso sta sostenendo in questo ultimo tratto della legislatura, ma anche con alcune rilevanti integrazioni

CHE COS’È LA SPENDING REVIEW
Articolo di Enrico Morando, capogruppo Pd alla Commissione Bilancio del Senato, pubblicato su Europa il 7 luglio 2012

Non è l’operazione che si compie una tantum, per superare una crisi con una tirata di cinghia, ma un metodo di governo da applicare sempre, giorno per giorno, senza mai dare per scontato che ciò che si è stanziato una volta debba rimanere stanziato per virtù propria

RISOLTA LA QUESTIONE DEI RITARDI DI PAGAMENTO DEI DEBITI STATALI VERSO LE IMPRESE
Dichiarazione di voto di Enrico Morando per il Gruppo Pd al Senato, nella seduta pomeridiana del 4 luglio 2012, sulla legge di conversione del decreto-legge n. 3284-B, recante  “Razionalizzazione della spesa pubblica”

Una norma introdotta dal senato nel disegno di legge del governo consente al creditore di ottenere la certificazione del credito stesso in funzione dell’anticipazione bancaria e della compensazione con il debito fiscale

Enrico Morando e Giorgio Tonini, ispiratori della politica economica del Pd negli anni della segreteria Veltroni

A CHE PUNTO È LA NOTTE
Intervento di Enrico Morando svolto  al Senato nella seduta antimeridiana del 26 aprile 2012

Perchè in Italia oggi non ha senso la contrapposizione tra “rigoristi” e “sviluppisti” – Il “sentiero stretto” per uscire dalla crisi

TANTE COSE BUONE NELLA RIFORMA DEL LAVORO, MA UN ERRORE C’È STATO
Articolo di Enrico Morando pubblicato su l’Unità il 11 aprile 2012

La scelta di applicare fin da subito la nuova disciplina dei licenziamenti a tutti i lavoratori, compresi i vecchi dipendenti regolari a tempo indeterminato, ha inevitabilmente prodotto una riduzione dell’incisività dei contenuti della riforma rispetto al disegno più ambizioso iniziale

SE MONTI CE LA FA LA LEGA FALLISCE (E VICEVERSA)
Intervento di Enrico Morando estratto dal resoconto stenografico della sessione del Senato del 22 dicembre 2011

Perché il partito di Bossi punta al default del debito italiano e, simmetricamente, perché il Pd deve considerare questo Governo di salvezza nazionale come il laboratorio dal quale far emergere la propria nuova identità politica

IL DIBATTITO IN SENATO SUL DECRETO DI FERRAGOSTO
Interventi di Enrico Morando, Maurizio Castro, Nicola Rossi e Franco Marini, estratti dal resoconto stenografico delle sessioni del Senato del 6 e 7 settembre 2011, nelle quali si è svolto il dibattito sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138

Due interventi sui difetti generali della manovra-bis con cui il Governo intende rispondere alla crisi finanziaria e due interventi sulla contestatissima norma in materia di diritto sindacale e del lavoro

COSTRUIRE L’ALTERNATIVA SU PROGRAMMI INCISIVI, NON SU SANTE ALLEANZE
Articolo di Enrico Morando, pubblicato su il Foglio il 4 marzo 2011

L’alternativa al Governo Berlusconi non si costruisce mettendo in piedi “sante alleanze” che vanno da fini a vendola, ma puntando su pochi punti programmatici precisi

RICETTE PER TORNARE A CRESCERE 
Interviste a Pietro Ichino ed Enrico Morando, a cura di Antonino Leone, pubblicate on line nel n. 2 di Sistemi @ Impresa, febbraio 2011

Le proposte del movimento democratico sul terreno dell’economia e delle relazioni industriali per rimettere in moto l’Italia

PER UN PROGRAMMA DEI DEMOCRATICI SULLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
Documento redatto da Pietro Ichino ed Enrico Morando, presentato dal Movimento Democratico come contributo all’assemblea programmatica del Partito Democratico svoltasi a Roma il 4 e 5 febbraio 2011

Al collasso della “riforma Brunetta” occorre rispondere con un rilancio deciso delle parole d’ordine della trasparenza, valutazione indipendente, benchmarking spending review, clamorosamente disattese dal Governo,  e concentrare tutte le risorse su tre obiettivi prioritari

MORANDO: LE RIFORME DI CUI L’ECONOMIA ITALIANA HA BISOGNO
Intervento in Senato di Enrico Morando nella discussione sul Progetto di programma nazionale di riforma per l’attuazione della Strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva – Europa 2020 – Seduta antimeridiana del 10 novembre 2010

Il dualismo del mercato del lavoro affossa le capacità competitive del sistema, oltre a provocare quella tragica ineguaglianza e ingiustizia sociale che ben conosciamo

DOBBIAMO SAPER ANDARE ALLA RADICE DEL MALE OSCURO DI CUI SOFFRE L’ECONOMIA ITALIANA
Intervento del senatore Enrico Morando all’Assemblea nazionale del Partito Democratico – Roma, 21 maggio 2010

Una manovra emergenziale, di misure temporanee, come quella cui si accinge il governo, rischia di solo accelerare il collasso – il pd deve battersi per riforme strutturali nei campi decisivi della p.a. e della spesa pubblica, del fisco e dell’apertura dei mercati chiusi – occorre un piano triennale per il rilancio della competitività e della qualità sociale dello sviluppo

Amici e avversari concordano nel riconoscere a Enrico Morando (qui in una foto del 2010) un grande rigore intellettuale e il rifiuto di qualsiasi faziosità

GLI INTERVENTI DEI SENATORI PD NEL DIBATTITO SUL COLLEGATO-LAVORO ALLA FINANZIARIA 2010
Testi tratti dal resoconto stenografico della seduta pomeridiana del Senato del 3 marzo 2010, nella quale si è svolta la discussione del d.d.l. n. 1167-B  in quarta lettura

Gli interventi di Pietro Ichino, Enrico Morando e Tiziano Treu e il dibattito con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e con il relatore del d.d.l. n. 1167-b, Maurizio Castro: le nuove norme sull’arbitrato per equità nelle controversie di lavoro sono incostituzionali e lesive dei diritti dei lavoratori

IL DISEGNO DI LEGGE PER LA DETASSAZIONE SELETTIVA DEI REDDITI DI LAVORO DELLE DONNE
Testo del disegno di legge n. 2102 presentato al Senato dai senatori Enrico Morando, Pietro Ichino, Paolo Nerozzi e altri il 28 aprile 2010

Una “azione positiva” incisiva per l’aumento del tasso di occupazione femminile italiano, ancora lontano dall’”obiettivo di Lisbona” del 60% – Alla misura fiscale si aggiunge, per la prima volta, un esperimento condotto secondo un rigoroso metodo scientifico, per misurare con precisione gli effetti dell’incentivo economico

IL CONTRIBUTO PER IL CONGRESSO DEL PD 2009
Documento politico di Enrico Morandosettembre 2009

L’imminente Convenzione nazionale del PD è chiamata a scegliere leader e linea politica del partito, dopo la convulsa fase della sua costituzione (ottobre 2007), della sconfitta elettorale e del primo anno di opposizione al Governo di centro-destra. In questo documento Enrico Morando – senatore del Pd – riassume, dal suo punto di vista, i termini essenziali del confronto. Con i primi cinque punti (la nuova alleanza tra merito e bisogni; partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria; partito aperto, degli iscritti e degli elettori; un nuovo internazionalismo democratico; una scelta chiara tra linee alternative) egli si propone di illustrare i cardini del posizionamento politico – funzione, natura e linea politica – che ritiene preferibile per il Pd. La seconda parte del documento non ha la pretesa di essere un programma di governo: sono solo degli esempi, per orientare la discussione congressuale e mostrare all’opera i principi illustrati nella prima parte.

Elezioni Europee 2019

L’Europa

più unita è il fondamento razionale delle nostre speranze:vivere in un mondo sicuro della pace, sostenibile sotto il profiloambientale, economico, sociale.

L’Europa più unita è anche uno strumento essenziale per asciugare le fonti delle nostre paure: il terrorismo fondamentalista islamico, la disoccupazione tecnologica, il riscaldamento globale, l’immigrazione non governata.

Una più forte integrazione tra i Paesi dell’Area Euro è la condizione per essere protagonisti, alla pari con gli

USA e la CINA, di nuove forme di Governo Globale. Noi europei abbiamo la potenza culturale,economica e sociale necessarie.

Ma c’è un deficit di volontà politica che solo gli elettori, il 26 maggio prossimo, possono annullare.

 

Bilancio dell'Area Euro. Subito

Draghi (Presidente BCE): “Una politica di bilancio adatta può aiutare non solo la ripresa, ma anche sulla questione dei surplus esterni”. In poche parole: una spesa pubblica più elevata per investimenti farebbe comodo a tutti:un po’ più di inflazione, un’economiapiù vivace. Raccomandazione che vale, nell’Area Euro, in particolare per la Germania. Per gli altri Paesi, tra cui l’Italia, la spesa pubblica aggiuntiva per gli investimenti può venire anche dal bilancio dell’Area Euro. Francia

e Germania sono d’accordo (vertice
di Meseberg). Il Governo italiano, in Europa, o non dice e non fa nulla,
o parla d’altro. Un comportamento autolesionista. Il bilancio dell’Area Euro è il primo, realistico obiettivo del PD

Brexit e Lega-M5S:
dopo gli applausi, il silenzio

Non si contano gli esponenti leghisti e grillini che gridavano urràall’idea della Brexit, festeggiavano per il referendum inglese e dichiaravano che gli italiani avrebbero dovuto seguirne l’esempio. Oggi -mentre il Regno Unito rischia il collasso e si ha la prova che nessuno dei sostenitori della Brexit aveva un piano per gestirla- sperano in silenzio che gli italiani non ricordino le loro manifestazioni di irresponsabile entusiasmo.

Energia: Enea, sui condomini possibile 1milione di interventi con risparmi fino al 60%.

Gli ecobonus del 70% e del 75% e i nuovi meccanismi previsti dalla legge di bilancio per incentivare la riqualificazione energetica dei condomini possono attivare già da quest’anno ingenti investimenti, con benefici per il rilancio della filiera edilizia e dell’occupazione e per ridurre i consumi fino a 60% del totale.

“Moltissimi cittadini vivono in grandi condomini costruiti negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 nelle periferie, senza nessuna attenzione agli aspetti energetici:su questi immobili non sono mai stati fatti interventi diefficientamento che invece potrebbero far risparmiare fino al 60%dei consumi” ha sottolineato il presidente Testa.

“I nuovi meccanismi introdotti dalla manovra finanziaria consentono a tutti, anche a coloro che non hanno capienza fiscale sufficienteo che ritengono di non essere in grado di utilizzarle, di cedere le detrazioni a chi decide di farsi carico degli interventi. Si capisce, quindi, la valenza energetica ambientale ed anche sociale di questostrumento su edifici e quartieri che sono spesso fra i più degradatidel Paese”. “I nuovi meccanismi e la circolare dell’Agenzia delle entrate in uscita aprono nuovi spazi per la cedibilità degli ecobonus, nel rispetto delle regole europee di bilancio e consentono di far decollare gli interventi più volte sollecitati da settori importanti della nostra economia” ha dichiarato il viceministro Morando.

 

VIVA CAVOUR E LA TORINO –LIONE

Il governo gialloverde cerca di bloccare la realizzazione della nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione.

Il Ministro competente (?) Toninelli si è chiesto perché mai si debba andare da Torino a Lione.
Nel 1846, Cavour aveva una risposta chiara: “...sotto il profilo commerciale, l’Italia può riporre grandi speranze
nelle ferrovie...

Facendo in qualche modo svanire la barriera delle Alpi che la dividono dal resto dell’Europa e che risultano
così difficili da attraversare...”.

L’area economica integrata cheva da Trieste a Lione ha generato, nel 2016, un Pil più grande dell’intera Spagna. Più grande della somma di Baviera e Baden Württemberg. Più grande di due Polonie.

Una volta e mezza i Paesi Bassi. Ad ovest, però, questa area ha un problema di integrazione:la mobilità attraverso le Alpi è del tutto insufficiente.

Fonte foto e testo T orino T oday - 04 marzo 2019

È Sergio Chiamparino il primo che Nicola Zingaretti ha voluto incontrare da neo segretario del Partito Democratico. Lo ha voluto fare perché il presidente della Regione Piemonte sono mesi che si sta battendo in prima linea contro il blocco dei lavori per la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione.

Ho lavorato con Enrico Morando, quando siamo stati assieme al MEF, come ministro e come vice ministro. Enrico aveva una delega chiave, si occupava del Bilancio. In questo compito èstato prezioso. Per collegare la generale strategia di definizione del bilancio con la sua traduzione in provvedimenti specifici e per la difficile gestione del dibattito parlamentare. Compitoche richiede non solo conoscenza profonda delle procedure ma anche grande sensibilità politica e capacità di mediazione.Enrico è stato molto efficace in tutti gli argomenti che venivanoanalizzati nella vita del MEF. Mi sono sempre avvalso dei suoi suggerimenti, anche quando, a volte, non li condividevo del tutto. La sua capacità di coniugare tecnica, competenza legislativa, analisi economica e sensibilità politica saranno ancora più utili quando, come mi auguro, Enrico porterà la voce del paese nel Parlamento Europeo.

Pier Carlo Padoan

Sono Vittorio Gifra e nel gennaio 2017 ero tra gli esuberi della Cementir Italia di Arquata Scrivia. Ricordo che grazie all’intervento dell’allora vice ministro dell’economia Enrico Morando fummo tutti ricollocati nel Terzo Valico, evitando la perdita del posto di lavoro. Sarò sempre riconoscente ad Enrico per averci aiutato in un momento così cruciale edifficile.

Vittorio Gifra

Nel 1976, a 26 anni, Enrico Morando viene eletto segretario provinciale del PCI di Alessandria. Nel 1988, è l’estensore
-con Rinaldo Bontempi- del manifesto federalista del PCI piemontese, che propone una svolta federalistica nella linea di politica istituzionale del partito. Migliorista, nel 1986 propone al Congresso del PCI di stabilire “rapporti anche organizzativi con i partiti dell’Internazionale Socialista”. Proposta in un primo tempo respinta, poi accolta nei fatti con la svolta della Bolognina (1989). Eletto senatore nel 1994, è membro della segreteria nazionale del PDS e poi dei DS. Nel 2001, propone al congresso dei DS di Pesaro una mozione di orientamento liberalsocialista, che sostiene l’urgenza di costruire un unitario partito riformista. In nettissima minoranza a Pesaro (10.000 voti, il 4%), questa posizione sarà poi accolta nei fatti nel 2007, quando nasce il Partito Democratico. Collabora con Veltroni alla stesura del celebre discorso del Lingotto e redige poi il programma del neonato PD per le elezioni del 2008. Dopo queste elezioni, è il coordinatore del Governo ombra del Partito Democratico. Convinto sostenitore di Renzi, alle primarie per la premiership del 2012 e al Congresso del 2013, nel 2014 diventa vice Ministro dell’Economia, con la competenza al Bilancio. Al recente congresso del PD ha sostenuto la candidatura di Roberto Giachetti.

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